venerdì 3 luglio 2015

2 dischi che potrebbero farvi innamorare della glitch music.


Non parlo spesso di musica su questo blog. 

Non lo faccio per due motivi fondamentali: 
1) poche cose, credo, sono più soggettive dei gusti musicali. Com'è giusto che sia. 
Persino tra fan dello stesso artista, troverete chi predilige un suo dato album piuttosto che un altro. 
All'interno dello stesso album, una traccia che voi non ritenevate imprenscindibile. Dentro quella traccia, un particolare passaggio, e così fino all'ultima nota. 
Del tutto inutile, quindi, stare a menarla con robe del tipo questo devi assolutamente sentirlo, questo ti farà impazzire, senti che ti sei perso fino ad ora
È musica. È una di quelle cose che ci rende meravigliosamente tutti diversi, ed è bene che resti così. 
2) Ho gusti poco commerciali. Troppo vecchi per i giovani, troppo snob per i duri, troppo estremi per i rockettari e i poppettari dell'ultim'ora. 
Questo post parla di uno di questi estremi. 
La musica glitch. 
Per avere una definizione accettabile, potete leggere le (scarne) note che Wikipedia dedica al genere, ma spiegare un genere è come raccontare a parole un paesaggio a un cieco, quindi, se proprio lo volete, dovrete ascoltarne un pezzo o due. 


Se scappate davanti ai dischi difficili e vi esaltate solo con quelli facili, se vi piacciono le chitarre e le batterie potenti, potreste giudicare inascoltabile la glitch music, quindi vi ci introdurrò con due dischi che potrebbero non apparirvi troppo ostici. 


Il primo si chiama Sign, ed è a firma di Nobukazu Tekemura, il tizio che vedete nella foto in alto.
Takemura pubblica Sign nel 2001. Ha solo quattro tracce, una grafica minimalista ed è un monumento alla glitch music.

Come appena detto, raccontare la musica è fiato sprecato.
Sign, come qualsiasi altro disco, va ascoltato (l'ideale sarebbe con un bel paio di Sennheiser sulle orecchie e un qualsiasi paesaggio urbano davanti gli occhi, anche se Shinjuku dopo il tramonto è il suo complemento perfetto), quindi vi propongo qua sotto il suo estratto più "commerciale"... e se riuscite ad arrivare in fondo i sue nove e passa minuti di atonale, sublime, digitale follia avete, ve lo dico subito, tutta la mia stima.

Sign è una delizia fuori degli schemi.

Vi piacerà solo se non cercherete di inquadrarla e ve la lascerete scorrere addosso come una pellicola di metallo liquido.

Proposta numero due.
Avete mai sentito parlare degli Sketch Show?
È un duo giapponese formatosi nel 2002 da due dei tre ex membri della Yellow Magic Orchestra, Haruomi Hosono e Yukihiro Takahashi.
Il terzo membro, il più conosciuto, Ryuichi Sakamoto, compare nel loro secondo (e migliore) album Loophole come produttore e al missaggio finale. 
E si sente.
Loophole è, sostanzialmente, il disco glitch della Yellow Magic Orchestra.

Ora, l'ascolto di questo album potrebbe procurarvi una reazione di noia sconfinata e l'impulso di appiccicare l'etichetta di "inascoltabile" sulla glitch musica tutta.
E commettereste un grosso errore, perché Loophole è di una bellezza nascosta, intensa, retrofuturibile, asiatica fino al midollo ma universale nel suo rigore digitale, apologia dell'errore addomesticato e reso arte.

Per farla breve, ascoltate questa Chronograph, che cinque minuti della vostra vita li vale tutti.
E poi, tornate pure alle vostre umane cose, come faccio anche io.

5 commenti:

Lorenzo Imperato ha detto...

Non conoscevo questo genere, mentre leggevo il post me lo immaginavo come il Dubstep, il glitch è un errore, una cosa improvvisa, una distorsione, e invece con Sign mi sono ritrovato un "motivetto" che mi ricordava il periodo 16bit dei videogiochi.
Non sto sminuendo il genere, anzi, mi è piaciuto tantissimo!
A volte vado a cercarmi le colonne sonore dei vecchi giochi su Youtube, specialmente quelle del Commodore 64.
Il secondo album già ha un'altra impronta, mi piaciuto di più.

Ah, sono d'accordissimo sul discorso dei gusti musicali, anche se un gruppo o singolo è un'icona, non è detto che mi deve piacere per forza!

Piccolo esempio (ma non bandirmi dal blog... :D) per me i Beatles sono monotoni e non mi piacciono, hanno inventato un genere, hanno portato un'innovazione, ovviamente non lo nego.... ma non piacciono! :D

Grazie della segnalazione, è un genere che approfondirò!

Anonimo ha detto...

ascoltato tutto....

reminescenze da Kraftwerk

tengo alla tua stima, spero di meritarla

Beppe

Ariano Geta ha detto...

Quando ero più giovane ascoltavo quella che all'epoca veniva chiamata "ambient music", gente come Brian Eno, David Sylvian (dopo che ha mollato i Japan), Bill Nelson... e naturalmente le colonne sonore di Ryuchi Sakamoto. C'è qualche affinità.

CyberLuke ha detto...

Bravi ragazzi che avete ascoltato tutto.
Ora potrete dire che non vi piace a ragion veduta.
Se invece vi ha catturati, tanto meglio per voi. ;)

Anonimo ha detto...

Pensa che il mio stereo del 1981 (hai letto bene), con i potenziometri tutti incrostati di polvere fa proprio quei rumori lì ogni volta che cambio volume o sorgente. A volte anche da solo, a volte anche senza sorgente!
E pensare che volevo cambiarlo. In concerto, devo portarlo!

Piace a chi piacciono i Krafwerk (personalmente preferisco i Krapfen).

N.A.