mercoledì 24 giugno 2015

2001: Odissea nello spazio e la tipografia.

Due avvisi importanti prima di leggere questo post.
Il primo: è per gli intrippati di 2001: Odissea nello spazio, per i designer o/e per – soprattutto – una combinazione delle due cose.
Il secondo: è tutto nato da una segnalazione di Lorenzo di un monumentale post pubblicato tempo fa su typesetinthefuture.com, dal quale è tratto gran parte del materiale che sto andando ad esporvi. La ricerca è stata talmente estesa e dettagliata che merita di venire riproposta anche qui.
Anzi, se siete dei veri fan e seguaci della Chiesa Del sacro Monolito Nero, dovreste condividerla anche voi.

E ora, lasciatemi ripetere per la milionesima volta: 
questo film è un capolavoro.
Nella visionarietà delle immagini. Nella regia. Nel montaggio. Nella creazione di un futuro che è invecchiato poco o nulla in quasi mezzo secolo. Nella colonna sonora. Nelle soluzioni visive adottate all'epoca. Nella cura dei dettagli e nella visione d'insieme.
Questo post verte su uno degli aspetti meno considerati ma non meno curati in 2001: l'uso dei caratteri e della tipografia.


E iniziamo proprio dai titoli di testa, brevi e sull'immortale tema di Also Sprach Zarathustra: Kubrick sceglie un carattere pulito, semplice, senza grazie: è il Gill Sans, uno dei più classici di tutti i tempi.
I più attenti noteranno che decise di scrivere il numero 2001 con le "O" maiuscole al posto degli zeri. Il perché potrebbe risiedere, ma questa è una mia speculazione personale, sull'ossessione di Kubrick per la figura geometrica del cerchio... mai troppo citata e ripresa come in questo film. 
Il primo atto del film è ambientato prima della comparsa dell'Uomo sulla Terra.
Un periodo indefinito che Kubrick ha voluto poeticamente chiamare L'alba dell'Uomo.
E per sottolineare che non aveva nulla di futuristico, ha impiegato un carattere graziato e – diciamocelo – poco interessante: l'Albertus.
Ma dobbiamo preoccuparcene poco, perché sarà la sua sola apparizione in tutto il film.
Attraverso uno degli stacchi di montaggio più geniali della storia, presto si viene proiettati nel futuro, dove la font che sembra farla da padrone è l'Eurostile, nello specifico nella sua variante Bold Extended.

Nella cabina di pilotaggio dello Shuttle Pan Am (aerolinea, tra l'altro, fallita nel 1991) troviamo un primo assaggio dell'impiego dell'Eurostile Bold Extended sugli schermi consultati dai due piloti, in un' inquietante anticipazione delle schermate dell'interfaccia grafica di HAL 9000, come vedremo più avanti.
L'Eurostile Bold Extended sembra essere una specie di standard nell'anno 2001 immaginato da Kubrick, perché compare anche sui pulsanti a disposizione della receptionist sulla base lunare Clavius.
Alcuni hanno fatto notare di come l'Eurostile possa essere facilmente confuso col Microgramma, un carattere tipografico creato nel 1952 da Aldo Novarese e Alessandro Butti, gli stessi designer dell'Eurostile: in realtà, anche ad un esame attento, le due font sono praticamente indistinguibili.
La cosa che le differenzia realmente è che l'Eurostile, a differenza del Microgramma, comprende anche le lettere minuscole e tutti i segni d'interpunzione.
Ritroviamo l'Eurostile anche in altri contesti, come ad esempio nella schermata del videotelefono che il dottor Floyd usa per chiamare sua figlia sulla Terra, nelle istruzioni del gabinetto a gravità zero o nella mappa che gli astronauti americani consultano prima di recarsi sul sito lunare dove è stato rinvenuto il Monolito, mappa che mescola Eurostile Bold Extended, Futura Medium e qualcosa che sembrerebbe Univers.

Per il secondo (e terzultimo) cartello che vediamo nel film, Kubrick sceglie di impiegare un altro grande classico font privo di grazie: il Futura, un carattere tipografico senza grazie progettato nel 1928 dal tipografo e grafico tedesco Paul Renner.
Tuttavia, la font sembra aver subito qualche modifica: le "punte" della lettera "N" sono state ammorbidite, e la "M" maiuscola sembra essere quella del Gil Sans.
Vai a capire il perché.

Ad ogni modo, il Futura è largamente impiegato a bordo della nave spaziale Discovery: pulsanti, interruttori e diciture e avvertimenti sono – principalmente – scritti con questa font.
Ad esempio, sui pannelli di controllo delle capsule d'ibernazione, dove, tra l'altro, è riportata tutta la sequenza di istruzioni per il risveglio degli astronauti dormienti.
Tanto per rimarcare la maniacalità di Kubrick, un dettaglio come questo (le diciture non vengono inquadrate che per pochi, brevissimi istanti) sono estremamente precise e coerenti, e qualcuno si è preso la briga di ingrandirle e trascriverle:

1. Impostare pulsante Livello per l'attivazione ipotalamo.
2. Attivare stimolazione elettrica dell'ipotalamo per 12 minuti. 
3. Impostare arricchimento del livello di zucchero nel sangue (se è indicato un livello secondario, attivare livello primario (vedi fase 4) per 75 minuti, poi passate al livello secondario per 40 minuti. 
4. Attivare l'arricchimento degli zuccheri nel sangue del soggetto per 110 minuti. 
(...)
7. Attivare pulsante della temperatura per aumentare la frequenza respiratoria. 
8. Attivare il controllo tiroxina a livello 4 per 30 secondi, a livello 6 per 30 secondi, e al livello di 9 per 10 secondi per ristabilire la normale attività endocrina. 
9. Quando il soggetto inizia a rabbrividire, il risveglio sta per avere luogo. Disattivate il monitoraggio del cervello, il connettore-soppressore e la banda termoregolatrice.
10. Subito dopo il risveglio, attivare il vibromassaggiatore per 2 minuti. 
11. Il soggetto ora può alzarsi e affrontare il normale decorso post-ibernazione.

Il carattere usato per il monitoraggio dei segnali vitali degli astronauti ibernati sembra il solito Eurostile Bold Extended, ma potrebbe trattarsi anche di una variante di Univers leggermente esteso.
Eurostile Bold Extended è anche, come abbiamo visto, la font utilizzata dall'interfaccia grafica di HAL 9000: sebbene la maggior parte delle comunicazioni tra HAL e l'equipaggio avvenga in forma verbale, i sistemi di monitoraggio della nave e dello spazio esterno sono tutti sotto il suo controllo e diligentemente riportati sugli schermi quadrati presenti sul ponte della Discovery.

Se siete affascinati dalla grafica minimalista dell'interfaccia di HAL, che proprio alla sua elegante essenzialità deve il fatto di essere arrivata fino ai nostri tempi senza invecchiare, vi consiglio caldamente di installare sul vostro Mac il salvaschermo di The Hal Project, che ne propone due versioni (una basica gratuita e una a pagamento) davvero, davvero ben realizzate.
Proseguendo nella disanima tipografica di 2001, non possiamo che continuare a riscontrare l'estrema coerenza grafica nelle varie diciture di cui è cosparsa la Discovery: il Futura Bold è impiegato, tra gli altri posti, sui portelloni di accesso delle capsule d'attività extraveicolare (Anna, Betty e Clara, anche se nessuno nel film le nomina esplicitamente) e sugli interruttori del tipo switch-off con cui Bowman e Poole si isolano acusticamente all'interno di una delle capsule nel tentativo di non essere uditi da HAL.

Nel frattempo, è arrivato il momento del penultimo cartello: Kubrick ritenne necessario introdurre qualche minuto di schermo nero accompagnato da un pezzo di Ligeti, e per farlo scelse di annunciarlo da un cartello scritto, stavolta, interamente in Gill Sans:
A un dato punto del film, le cose iniziano a collassare.
La paranoia di HAL lo porta a commettere il suo primo omicidio deliberato nello spazio, tagliando il cavo che teneva ancorato il povero Frank Poole alla capsula, assieme la sua fornitura d'ossigeno... e, tanto per stare sicuri, lo investe con la capsula stessa spingendogliela addosso alla massima accelerazione possibile.
Ma è solo l'inizio, perché mentre Bowman si precipita all'esterno per recuperarne il corpo, HAL disattiva i sistemi di sostentamento degli astronauti ibernati, uccidendoli letteralmente nel sonno.
È una sequenza efferata, eppure gelida nella sua totale assenza di movimento.

Lo spettatore non può che seguire la veloce, inconsapevole agonia degli astronauti e la loro morte attraverso le schermate, composte, sembrerebbe, in Univers, una font senza grazie disegnata da Adrian Frutiger nel 1956. E, sì, assomiglia molto ad un Helvetica Condensed, ma chi se ne intende (molto più di me), assicura che questi schermi sono scritti in Univers 67 Bold Condensed.

Bowman riesce a rientrare nella Discovery dalla quale HAL ha provato a sbatterlo fuori a morire, e lo spettatore può notare altre scritte in Futura Bold (Chiusura d'emergenza, ma soprattutto sul pannello avvitato sul portello del centro di memoria logica di HAL).
Una scritta più piccola avverte che l'accesso a questa particolare sezione della nave è consentito solo in caso di emergenze in conformità al regolamento EM 014.


Nella successiva Scena Madre in cui Dave Bowman esegue una sorta di lobotomia digitale estraendo, una per una, le memorie solide di HAL, possiamo notare come queste siano numerate e contrassegnate in Univers 67 Bold Condensed.

Non appena termina il filmato automatico partito alla disattivazione di HAL, compare il quarto e ultimo cartello della pellicola: Giove e oltre l'infinito. 
E, stavolta, è tutto autentico Futura al cento per cento.

Inizia quindi l'ultima parte di 2001, la più visionaria, psichedelica, delirante ma anche più stimolante del film.
Migliaia di parole sono state scritte nel corso dei decenni per cercare di spiegare il viaggio dimensionale di Bowman, il monolite, la stanza bianca e la genesi del bambino stellare... e anch'io avrei da dirne, ma non è questa la sede: nessuna delle sequenze finali contiene più tipografia, quindi possiamo saltare direttamente ai titoli di coda.
Completamente composti in Futura, con le uniche, curiose eccezioni della "M" (in Gill Sans) e della "W"(che non riesco a riconoscere).
E questo, signori, è tutto.

Scrivendone e ripensandoci a mente fredda, 2001 mi è sembrato persino meglio di quando l'ho rivisto l'ultima volta... mi toccherà rivederlo. 

8 commenti:

gianpiereddu ha detto...

1. al link di typesetinthefuture.com manca la t
2. Gill Sans e non Gil
3. i'arricchimento

4. a parte questo ottimo post.

Matteo ha detto...

Ogni volta che leggo le storie sulla realizzazione dei film di Kubrick rimango sempre stupito di come il suo genio andasse di pari passo con una metodicità e una precisione a livello quasi paranoide. Detto questo, la scelta dei font in 2001 è come al solito azzeccatissima. Oggi possono sembrare scontati, ma bisogna ricordare che il film è del 1968 e il fatto che la sua estetica non sia invecchiata se non in minima parte significa che chi ha lavorato aveva una visione e una capacità di sintesi tali da sfiorare concetti estetici "assoluti". La scelta delle O in luogo degli zeri nel titolo in Gill Sans è un'altra intuizione che contribuisce a definire la simmetria e l'eternità (il cerchio) rappresentati in ogni dove nel film. Ogni piccola parte di questa opera contribuisce a renderla il capolavoro eterno che è, e non potrebbe essere altrimenti.

CyberLuke ha detto...

@gianpiereddu: grazie tante. Scordato nulla?
@Matteo: e non ho riportato tutte le istruzioni del funzionamento del gabinetto a gravità zero.

LUIGI BICCO ha detto...

Postone!!! Che flash. Vero che è un bel po' di anni che non lo rivedo per intero, ma pensa che non ho mai collegato le varie interfacce alle rispettive font. Pensare che lì in mezzo ci sia anche l'eurostile, un po' è curioso :)

E comunque il salaschermo The Hal Project vado a scaricarlo ORA!

Simone Odino ha detto...

... per chi volesse godersi '2001' al cinema, domani (venerdì) è a Milano e Torino, e sopratutto il 4 luglio verrà proiettato a Bologna nello splendore dei 70 millimetri. (Una scusa per un po' di pubblicità al mio blog: http://www.2001italia.it/2015/06/piu-che-unestate-unodissea.html) ... ma tanto qui so di essere tra amici! :-P

Anonimo ha detto...

Argh! Adesso ho capito da dove hai preso spunto per le orribili etichette che hai creato e appiccicato sugli interruttori di casa!!! :D

A.

Anonimo ha detto...

ecco.
mi hai appena fatto perdere tre giorni per cambiare tutti i font e ripaginare tutti i miei curricula.
i quali ovviamente non sono cagati per più di 30 secondi scarsi alla volta e quindi tanti saluti alla ricerca del bilanciamento della pagina, del peso dei font, delle simmetrie delle immagini...
spero tu sia contento.

io lo sono :)
grazie.

F

Dama Arwen ha detto...

No, non sono mai arrivata a questi livelli di… "autismo grafico" nemmeno io…
Però bellerrimo excursus