martedì 23 giugno 2015

Elvis e la tempesta.


Elvis è il mio gatto e, a che io ricordi, è il primo gatto veramente tutto mio da sempre.
Elvis è scemo come solo i gatti molto allegri e molto inconsapevoli sanno essere.
Per gran parte del suo tempo, Elvis dorme di un sonno che assomiglia più al coma profondo. Quando è sveglio, Elvis va in cerca di coccole, cibo, prede visibili e invisibili, non necessariamente in quest’ordine.
Elvis apparentemente ha una visione del mondo limitata e butta il suo sguardo superiore e indifferente sulle vicende umane in un modo che spesso lo invidio.

L’origine di Elvis è incerta.
La veterinaria che me l’ha affidato quando era lungo solo quindici centimetri, ha detto che era stato trovato mezzo morto in strada, coperto di sangue e con bocca e lingua spaccate.
Ho cresciuto Elvis come un figlio e l’ho portato con me attraverso cinque traslochi. In ogni casa, si è adattato alla grande e si è trovato i suoi spazi personali.

A guardarlo, sembrerebbe un gatto nibelungo, una variante a pelo lungo del Blu di Russia. I primi soggetti conosciuti in Europa provenivano da Arkhangelsk, in Russia, da cui il nome Gatto di Arkhangelsk, Arcangelo Blu.
È un mistero come un gatto insolito come lui sia finito qui.

Però Elvis non sa di essere di un gatto di razza e quindi non se la tira.

Oggi me ne stavo sprofondato sul divano a leggere, ed Elvis, come tante altre volte, mi ha raggiunto senza alcuna fretta e si è fermato – perfettamente di fronte a me – a fissarmi.
È una cosa che fa spesso.
Ho alzato lo sguardo verso di lui e ho ricambiato il suo sguardo.
Per un minuto.
Per due.
Al terzo minuto, ho perso la battaglia e ho abbassato gli occhi.

Sono rimasto perplesso e anche un po’ inquieto.
Elvis all’improvviso sembrava mortalmente serio e mi fissava con quello sguardo del tutto indecifrabile che è proprio solo dei gatti e di quelli che riescono a vedere che sta arrivando una tempesta molto, molto prima di te.

“Fin qui, tutto bene” mi ha detto il mio gatto, che è pure un appassionato di Kassovitz. Io ho chiuso il libro, ho annuito e sono andato ad aprirgli una scatoletta di tonno.

Poi sono uscito. Quando sono tornato, non è venuto ad accogliermi. Dormiva in un sonno profondo come un coma, ma sono sicuro che mi ha sentito lo stesso.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma sta bene, si? cazzo! mica puoi metterci 'ste ansie e lasciarci lì, così. Che spaventi ce ne fai prendere già basta. Ciao.

Nonu Aspis

Ariano Geta ha detto...

Elvis ti stava salutando per un lunghissimo viaggio?

Anonimo ha detto...

Ti ha salutato prima di andare via.

CyberLuke ha detto...

Elvis sta benone.
Tranquilli.

Obsidian M ha detto...

Non pensavo esistessero altri gatti che rispondessero al nome "Elvis".
Il mio Elvis purtroppo non c'è più da tanto tempo. Sono contento che il tuo stia bene.

Uapa ha detto...

Splendido, come tutti i gatti :-)
Un abbraccio a lui e a tutti voi, ma da lontano, che Uapa si è presa la varicella -_-* ce so' venuta fino in Inghirtera, pe' pijammela, dopo 33 anni!!!

Dama Arwen ha detto...

Toh!
L'animo di Nonu toccato dal tuo Elvis :-)
(Adorabile Elvis, ho avuto la fortuna di conoscerlo dal vivo)