mercoledì 8 giugno 2016

L'invasione dei loghi generici.


Negli ultimi anni ha riscosso un discreto successo un nuovo modo di cercare e ottenere manodopera professionale in ambito creativo.
Il cliente lancia una specie di bando pubblico per quello che gli serve (loghi, identità aziendali, banner, siti web, eccetera), e i designer rispondono con le loro proposte.
In questo modo, il cliente ha la possibilità di ottenere proposte di design da creativi di tutto il mondo, e scegliere con tutta calma.
Capite da soli che è un sistema che, se da una parte sembra privilegiare solo il cliente (riceve un mucchio di layout e ne paga solo uno, e tutti gli altri hanno lavorato gratis), dall’altra ha portato a un abbassamento della qualità (generalmente, questi lavori sono pagati piuttosto male). In poche parole, a fronte di un compenso basso e dalla tutt’altro che remota eventualità di non vedere neanche un soldo, molti designer e parecchi siti specializzati hanno iniziato a sfornare un’incredibile quantità di loghi del tutto generici.
Per “logo generico” intendo un logo prefabbricato, non creativo, non studiato su misura per le esigenze di quello specifico cliente… il che si traduce in nessuna immagine aziendale, nessuna distinzione tra i concorrenti, nessun valore aggiunto.
I famigerati loghi generici ricorrono sempre più spesso, e sono la diretta conseguenza del crollo delle tariffe e della contrazione dei tempi di produzione, unita alla ormai storica mancanza di una “coscienza” del design, che impedisce al committente di riconoscere qualcosa di ben progettato da un’altra che non lo è.
Il risultato?
Che il web è pieno di loghi simili tra loro, dissimili solo per il nome dell’azienda o del prodotto.

Questi sono i cliché più abusati, al momento:.
Questi qui sotto, invece, sono un esempio di ciò che si può trovare in alcune comunità creative... e tenete presente che la stragrande maggioranza di questi loghi è stata effettivamente venduta.
Iniziamo con questa tipologia: acronimo del nome dell'azienda – di solito scritto in Trajan – tagliato in due da un arco e in due colori. 

Un'altra font che va fortissimo nei loghi fatti in cinque minuti è l'Ethnocentric.
I loghi che la utilizzano sono centinaia. Chi ci ha perso un po' più di tempo, si è studiato qualche legatura tra le lettere:

Un altro trend gettonatissimo è il nome del cliente dentro due cerchi concentrici di colori a contrasto. Buono per una società di farmaceutica quanto per una compagnia d'assicurazioni:

Molti sono allergici al Comics Sans, ma anche font free come il Satisfaction non scherza. Eppure, che ci crediate o no, riscuote un successo enorme quando c'è da progettare un logo che richiede un carattere gestuale:

Un'altro stratagemma parecchio usato da chi ha poco tempo o poca voglia da perdere nella creazione di un logo, è inscrivere l'acronimo della società in due o tre quadrati.
A volte, i quadrati sono tagliati dal solito arco. Qui, invece, è il Trajan la font di riferimento:

Quando il cliente è una società che opera nel settore finanziario, poi, c'è poco da fare: freccine che puntano verso l'alto, grafici a colonne e, magari, due bei cerchi concentrici. Il Trajan ha un aspetto molto istituzionale, quindi è parecchio usato in questo tipo di loghi a portar via:

Agenzia immobiliare? Niente di meglio che un bel paio di tetti. Che col Trajan fanno sempre un figurone.

Va detto: alcuni di questi loghi venduti un tanto al chilo sono un pelo più curati e in alcuni casi sono di aspetto gradevole, ma la loro matrice comune è talmente generica che forniscono una connotazione debole all'azienda alla quale vogliono legarsi.
Ecco qualche esempio di loghi generici basati su una sfera 3D:


Se la categoria merceologica riguarda l'automobile, non c'è nulla di male a richiamarne una shilouette nel logo. Peccato che sia sempre e solo la stessa:

Vanno ancora forte, specie in settori legati alla salute o alla cura della persona, gli omini stilizzati a formare una Y. Se poi li si abbina a una foglia e al colore verde, c'è anche il richiamo alla natura e a qualsiasi connotazione bio. Ecco alcune soluzioni buone un po' per tutti:

E ancora: omini che si tengono per mano a formare variopinte figure geometriche. Un logo che può simboleggiare, a scelta, coesione, solidarietà o lavoro di squadra. Alcuni esempi sono piuttosto riusciti, ma è un cliché talmente abusato che è praticamente impossibile tirare fuori qualcosa di originale:

Forme geometriche (ma principalmente, cerchi e triangoli) attraversati da linee: finché ne volete.

Bolle e punti che si fondono tra loro? Presenti.

Per chiudere, una veloce carrellata su alcuni loghi che implementano due o più degli stilemi sopra elencati: osservate, studiate, memorizzate. Fate di meglio.
A meno che non vi offrino il corrispettivo di una pizza e una birra, naturalmente.
In questi casi (neanche troppo infrequenti), loghi di questo tipo sono più che sufficienti.

6 commenti:

Michele Borgogni ha detto...

Articolo davvero interessantissimo, grazie :)

Anonimo ha detto...

molto interessante.
a volte mi piacerebbe chiederti un piccolo portafoglio di cose disegnate da te, tanto per vedere come si lavora "ai piani alti" e magari capire il lavoro di analisi delle caratteristiche aziendali e sintesi dei concetti che c'è dietro...


F

Sekhemty ha detto...

Ognuno di questi loghi preso di per sè non mostra grande caratterizzazione, ma è vedendoli tutti insieme che veramente si nota quanto possano essere banali.

Capisco la posizione di un grafico che a fronte di prospettive di guadagno ridotte non voglia perderci più di tanto tempo, meno chiaro è l'atteggiamento del committente di turno. Ok voler spendere poco, ma nessuno di questi loghi veicola un messaggio preciso, senza la parte testuale (a parte forse i tetti e le auto) non si comprende nemmeno il settore di appartenenza o la particolare connotazione dell'azienda.

Senza sarcasmo, da ignorante: ma qualcosa di più studiato ha costi così proibitivi?

Anonimo ha detto...

Eh. Siamo alle solite.
Mi consolo vedendo che non sono l'unico a pensarla così e ridacchio pensando a quanto tronfi e boriosi manager si stanno facendo rappresentare da robetta da due soldi senza nemmeno rendersene conto. D'altronde non ci sono nemmeno loro utenti in grado di capirne la qualità.
Ma è un dato di fatto: non c'è un CANE! che sia disposto a spendere un po' di tempo e di soldi per finanziarsi un simbolo che sia veramente rappresentativo di sè stesso o della sua attività.
Ormai siamo sputtanati completamente; sommersi da prodotti grafici da supermercato che si comprano col 3x2 è impossibile trovare un committente in grado di capire che esiste qualcosa d'altro a cui potrebbe ambire. Uno che ha solo e sempre bevuto cocacola troverebbe il cabernet disgustoso.
Aggiungiamo il fatto che la cultura visiva (specie in italia) è diffusa quanto la cultura "tout-court" e abbiamo il ritratto del manager neolaureato in economia & commercio che con un esame di marketing è diventato esperto di comunicazione. E ha commissionato il logo col contest.
Niente da fare. Se uno non si sente una sua identità propria non sentirà mai l'esigenza di dotarsene. Da lì i loghi prêt-a-porter (e anche le facce).
Ogni maledetto impresario edile vuole il logo con la cazzuola, ogni ditta movimento terra con la ruspa, ogni risorante col cappello da cuoco, ogni veterinario con l'impronta della zampa; ognuno convinto di avere avuto L'IDEA originale. Nemmeno quando gli mostri che ce l'hanno altri 100 capiscono che che stanno rimasticando il bolo altrui.
E allora io gli riscaldo la minestra, gliela faccio pagare poco perchè trovano la stessa robaccia su internet ed è meglio che quei pochi soldi li diano a me.
Le perle ai porci le ho date un sacco di volte, mai uno che se le sia messe al collo.

Bell'artico. Grazie.

Nonu Aspis

Val ha detto...

Bel post davvero!
Soprattutto fa riflettere.

Matteo ha detto...

Grazie, ora prendo spunto :D