domenica 28 agosto 2016

5 buoni motivi per riguardarvi il film sul Giudice Dredd.

Di come e perché sia particolarmente affezionato a questo film ho già detto a più riprese, ma in questo post voglio, per la gioia di chi me ne sente parlare per l'ennesima volta e a beneficio di chi invece non l'ha ancora fatto, invitarvi a ripescare Judge Dredd dall'oblio dove hanno iniziato a scivolare già tanti film anni Novanta, seppelliti da centinaia di altre produzioni spesso non altrettanto meritevoli (e sarà anche un luogo comune affermare che "una volta" le cose erano migliori, ma in certi casi, datemi retta, è esattamente così).

Distribuito in Italia nel 1995 da Cecchi Gori col sottotitolo tamarro La Legge Sono Io, il film su Dredd è un cinecomic prodotto quando la parola "cinecomic" non esisteva nemmeno, e sul quale pochi erano disposti a scommettere (il personaggio dei fumetti da cui traeva ispirazione era popolare soprattutto in Inghilterra e negli USA, poco o niente da noi) se non fosse per quel "Sylvester stallone" che campeggiava a caratteri cubitali sul poster... e che, sostanzialmente, bastava ad attirare folle di appassionati al cinema per vederlo distruggere qualcosa a suon di cazzotti o facendolo esplodere in qualche maniera spettacolare.

Il film incassò 113 milioni di dollari a fronte di un budget di 90 milioni (dell'epoca): non un flop, ma neanche roba da mettere in cantiere un sequel.
Tuttavia, è uno di quei film(acci) che, a mio avviso, vale la pena di recuperare in questi ultimi scampoli d'estate (trovate il DVD a pochi spiccioli o sul mulo senza troppi problemi).
Perché dovreste farlo?
Vi dò cinque motivi.

1. Mean Machine. 
Magari il nome vi dice poco o nulla, ma chiunque abbia letto i fumetti di Judge Dredd lo conosce come il più schizzato in assoluto della gang di Angel.
Un tizio grande, grosso, zero raccomandabile la cui ultraviolenza è superata solo dalla sua idiozia. Con un look di quelli che farebbe cambiare strada all’istante anche a Chuck Norris se dovesse incrociarlo per strada, è forse l’elemento del fumetto che ha goduto della trasposizione più fedele sul grande schermo.
Oggi probabilmente si taroccherebbe in CGI la solita comparsa, ma quelli erano tempi in cui se ti serviva un robot assassino alto tre metri significava doverne costruire uno… e se invece quello che richiedeva il copione era un un cyborg assassino deturpato dalle cicatrici, beh, allora dovevi chiamare uno come Chris Cunningham, ancora lontano dalla notorietà ottenuta coi videoclip per Bjork e Aphex Twin, ma superlativo, assolutamente superlativo nell’aver trasformato Christopher Adamson nel Mean Machine più realistico che un fan delle storie di Dredd potesse mai desiderare.


2. Le scenografie.
Come ho già accennato, nei primi anni novanta la CGI non era certo ai livelli attuali, dove interi ambienti, interi mondi – con tanto di personaggi digitali perfettamente credibili – possono essere simulati, renderizzati e aggiunti in postproduzione.
Quasi tutto quello che si vedeva sullo schermo era faticosamente costruito a mano, e uno dei casi più pregevoli è rappresentato dalla fenomenale e inquietante visione della Los Angeles del 2019 descritta in Blade Runner, che riassume una quantità di spunti che vanno da Metropolis all’ambientazione urbana di The Long Tomorrow di Moebius: un monumentale lavoro di ricostruzione in scala ridotta e di modelli in proporzioni reali che ancora oggi regge tranquillamente il peso degli anni, e che trova nella Mega City One di Dredd una riedizione solo in chiave leggermente meno oscura ma persino più degradata: una vertiginosa sovrapposizione di livelli mostrata attraverso la sequenza della discesa di una navetta dai quartieri di lusso fino ai bassifondi che è un trionfo di scritte al neon, ologrammi, insegne pubblicitarie, mezzi volanti di ogni tipo, edifici residenziali, rampe d’attracco, fari, display a led, costruzioni che omaggiano Metropolis e molto altro ancora.
Niente è lasciato al caso, dalle decalcomanie con cui erano decorati i taxi fino alla segnaletica stradale. Un universo perfettamente coerente e dettagliato che genera la giusta sospensione d’incredulità necessaria a una storia tratta dalla folle saga cyberpunk di Dredd.

3. I costumi
.
Christopher Nolan e il suo iperrealismo (che generarono un Batman vestito sostanzialmente in tenuta antisommossa da SWAT) erano lontani anni e anni
Già i costumi indossati nel fumetto non si distinguevano per sobrietà. Per il film su Dredd, venne assoldato nientemeno che Gianni Versace, che portò quegli stilemi all’estremo, disegnando delle uniformi da Gestapo chic, sostituendo il nero col blu notte, togliendo il verde dalla tavolozza colori originale ma aggiungendo oro dappertutto e ristlizzando l’iconico elmetto di Dredd.
Certo, c'è un bel po 'di enfasi destrorsa nell’uniforme di Stallone… ma il glamour totalitario del suo e di tutti gli altri costumi si sposa alla perfezione con le atmosfere distopiche del film, riuscendo a non essere mai sopra le righe ma, al contrario, di grande impatto visivo.

4. I dialoghi.

C'è un'economia mozzafiato nei dialoghi di Judge Dredd: nessuna parola è sprecata o pronunciata a caso, i personaggi comunicano solo con artificiose battute anni Novanta in una sequenza serratissima di botta e risposta interrotta solo (brevemente) dalle numerose scene action.
Sylvester Stallone borbotta qualcosa, Rob Schneider sputacchia qualche sarcastica lamentela, Assante improvvisa un monologo con furore shakespeariano, Stallone replica infilando due o tre parole digrignate tra i denti, qualcosa esplode. E di nuovo daccapo.

Fergie: – Non avevo scelta! Si stavano ammazzando là dentro!
Dredd: – Potevi uscire dalla finestra.
Fergie: – Quaranta piani? Sarebbe stato un suicidio! 
Dredd: – Può darsi. Ma legale.

Che, a dirla così, può sembrare un’intollerabile scemenza. E probabilmente, lo è.
Ma sapete che c’è? Funziona. E funziona fino alla fine.

 
5. Armand Assante.

Ingiustamente poco considerato e usato soprattutto come caratterista, Assante può vantare sul suo curriculum produzioni dove Frankenheimer, Lumet e Ridley Scott lo hanno voluto a bordo.
E, ad ogni modo, sfido chiunque a trovare una performance in tutta la sua carriera dove Assante – il cattivo del film, per chi non lo sapesse – si è guadagnato fino all’ultimo centesimo di paga come in Judge Dredd.
Mentre rispettati pesi massimi di Hollywood come Diane Lane e Max Von Sydow fanno la loro parte col misurato impegno del professionista che poi passa in cassa, Assante sembra, in qualsiasi scena peschiate da questo film, sul punto di farsi eplodere i vasi sanguigni per rendere più allucinato, determinato, crudele e psicopatico il personaggio del giudice Rico.
Non è credibile per neanche mezzo secondo, ma quando compare lui in scena è un autentico spasso, e al suo confronto Stallone sembra fatto di cartongesso e legno di balsa.

6 commenti:

Larsen ha detto...

ti sei dimenticato il robottone ABC!!!
fantastico... contando che e' "reale" e non cgi!

Il Moro ha detto...

Ma allora non sono l'unico a cui è piaciuto! :-D

Michele Borgogni ha detto...

Ricordo che quando uscì mi piacque, era bello tamarro e i dialoghi suonavano perfetti. Dovrei riguardarlo :)

Giacomo Baldecchi ha detto...

Io e un mio amico abbiamo sempre preso questo film come metro di riferimento per le TAVANATE galattiche: "quanti Dredd dai a questo film?", "gli ho dato 10Dredd"= comprare la casetta/dvd e dagli fuoco per poi spargerne le ceneri in mare.
In questi anni mi è capitato di rivederlo e il mio giudizio non è mai cambiato.
Alla lettura di questa arringa ho deciso di mungerlo dal mulo e dargli una nuova occhiata.... non si sa mai "tornare sulle proprie decisioni è da persone intelligenti" ma....."perseverare è diabolico!".

Giacomo Baldecchi ha detto...

Io e un mio amico abbiamo sempre preso questo film come metro di riferimento per le TAVANATE galattiche: "quanti Dredd dai a questo film?", "gli ho dato 10Dredd"= comprare la casetta/dvd e dagli fuoco per poi spargerne le ceneri in mare.
In questi anni mi è capitato di rivederlo e il mio giudizio non è mai cambiato.
Alla lettura di questa arringa ho deciso di mungerlo dal mulo e dargli una nuova occhiata.... non si sa mai "tornare sulle proprie decisioni è da persone intelligenti" ma....."perseverare è diabolico!".

Larsen ha detto...

il grosso problema di questo film e' che molto aderente al fumetto, molto piu' di qualsiasi altro film di questo genere.

senza contare che sly e' il dredd di bisley, non si discute.

chi l'ha visto conoscendo i fumetti, e in particolare alcuni albi singoli, ha avuto esattamente cio' che si aspettava: dredd.
chi e' andato "impreparato" al cinema, ha visto un film "fantascienzo" di serie B, con alcuni buoni attori (tutti?...).