sabato 6 settembre 2014

Dance Dance Dance, Murakami.


Dance Dance Dance, di Haruki Murakami (1988)Editore: Einaudi
Pagine: 485
Prezzo: 13,50 euro

Appena finito, in circa un paio di settimane, Dance Dance Dance di Murakami, autore a me sconosciuto e che probabilmente sarebbe rimasto tale se Giulio, spinto forse da una delle misteriose "connessioni" di cui si parla nel libro non me l'avesse regalato.

E così Murakami è entrato nella mia vita, con una storia profondamente suggestiva, narrata in prima persona dalla prima all'ultima pagina da un giornalista freelance che racconta con dovizia di particolari (una delle abilità dell'autore, che riesce a infilarne a carrettate senza appesantire mai il racconto o rallentare il ritmo) una fase cruciale della sua vita, dove si mescolano ordinario con paranormale, crescita interiore e molteplici connessioni con persone che cambieranno la sua vita e il suo stesso modo di percepire la realtà e il suo io interiore.

Il che, detta così, sembra una roba banalotta ma la cosa migliore di Dance Dance Dance è il "come" piuttosto che il "cosa".
Murakami, scopro, è uno di quegli scrittori che padroneggia le parole in quella maniera quasi sovrannaturale da rendere affascinante la narrazione al punto da restarne catturati e coinvolti fino alla fine dell'incantesimo – che coincide con la fine del libro, in questo caso quasi cinquecento sostanziose pagine.


Quello che appare fin da subito evidente è che Murakami ha un modo di elaborare i sentimenti profondamente diverso da quello canonico occidentale, con un distacco solo apparente che invece è specchio di una cultura simile alla nostra solo in qualche manifestazione esteriore… ma in realtà separata da secoli di evoluzione e infinite sfumature che ce la rendono, di fatto, completamente aliena (i capitoli dove il protagonista ha a che fare con la polizia giapponese sono emblematici, a questo riguardo).

In tutto questo, il libro è pieno di metafore nascoste (che però non sono sottolineate grossolanamente e possono essere colte o ignorate, senza per questo inficiare la qualità del romanzo), un paio di invenzioni visive di grande potenza e intensità, digressioni che vanno dalla musica ai meccanismi della società capitalistica, riflessioni parallele sull'amicizia, il sesso e la morte… persino ricette di cucina. Ed è pure un romanzo giapponese fino al midollo.

Se non avete letto nulla di Murakami, questo è un ottimo titolo per approcciarsi alla sua prosa.
Potrà non piacervi, ma varrà comunque il tempo speso per leggerlo.
Lo trovate ormai in edizione economica ad un prezzo conveniente.
Consigliato.

8 commenti:

Gloutchov ha detto...

Una mia amica che ama la narrativa Giapponese dice che Murakami è diventato troppo 'occidentale' per i suoi gusti... pensa un po' ^_^

L'autore, a mio parere, offre alti e bassi. Alcuni romanzi sono davvero notevoli, altri... dimenticabili. L'ultima sua creatura, per esempio, 1Q84 è l'esempio lampante. La prima parte è notevole... la seconda delude alla grande. Sigh!

Sauro ha detto...

A volte mi domando quanto della qualità di un libro, scritto da un orientale e tradotto in italiano, sia dovuta all'autore originale e quanto al traduttore ...

Dama Arwen ha detto...

Ce l'ho! In formato digitale, prima o poi lo leggo! ;-)

(Che bello! c'è anche Spas a postare! Ma ciaooooo :-)))

paroleperaria ha detto...

L'ho letto qualche anno fa e ricordo che mi piacque molto... siccome oggi non ricordo una parola (sto invecchiando!!), sono andata a guardare quello che avevo scritto su anobii (gli avevo dato 5 stelle):
"Non è un libro facile. Molto più di tanti altri, deve essere letto con lo spirito "giusto". Altrimenti rischia di sembrare insensato.
Perché non è un romanzo e basta. E' qualcosa di più. E' la storia di un trentenne alla ricerca di qualcosa - di se stesso - e che, nella sua ricerca, si imbatte in diverse persone che contribuiscono al suo ritrovarsi.
Una storia con un tocco di paranormale e di qualcosa che alla fine è rimasta un po' misteriosa, elementi che hanno contribuito a rendere questo libro, per me, fascinoso."

claudia ha detto...

non ho mai letto nulla di murakami, ma ne ho sentito spesso parlare e sempre con parole lusinghiere. magari comincio ora...
comunque questa tipo di scrittura molto "giapu" io la ritrovo sempre nei romanzi di Banana Yoshimoto, apparentemente sempre uguali ma sempre diversi.

claudia ha detto...

non ho mai letto nulla di murakami, ma ne ho sentito spesso parlare e sempre con parole lusinghiere. magari comincio ora...
comunque questa tipo di scrittura molto "giapu" io la ritrovo sempre nei romanzi di Banana Yoshimoto, apparentemente sempre uguali ma sempre diversi.

Athenae Noctua ha detto...

"Incantesimo" è un termine che si addice alla sua scrittura: Murakami crea ponti inaspettati fra realtà e fantasia e la cosa più stupefacente è che si passa da un piano all'altro senza avvertire alcuno stridore. Sono contenta che ti sia piaciuto!

Valeria Boffi ha detto...

Grazie per il consiglio. Ne ho sentito molto parlare e sicuramente leggerò qualche suo scritto. L'ho inserito nella mia wishlist da leggere. :D

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