mercoledì 1 settembre 2010

[Recensione] Aidoru


Aidoru, William Gibson (1996)
Oscar Mondadori, 294 pagine
4,99 euro

Il vero problema di William Gibson è che scrive sempre lo stesso libro.
Una storia che ha i tipici connotati e ritmi del thriller tradizionale, con due o tre linee narrative che convergono nel finale con un'mpercettibile accelerazione, quasi sempre ambientati in un futuro prossimo venturo (l'unica eccezione è L'Accademia dei Sogni, ambientato nel presente e mio avviso la cosa di gran lunga migliore scritta da Gibson) e in cui la Rete, o il cyberspazio, termine che ogni anno che passa comincia a suonare sempre più vintage, ha una grossa rilevanza nello sviluppo degli eventi.
Ma è altresì vero che Gibson ha una prosa di un'eleganza inimitabile, precisa, limpida e scevra di inutili ridondanze, e se ve ne innamorerete, starete a sentire qualsiasi cazzata vi racconti... persino una rockstar che decide di sposare un Aidoru, un costrutto software che non esiste se non sotto forma di linee di codice ma che possiede un'attraente immagine virtuale.
Uno dei protagonisti, quasi fosse l'Alice del Paese delle Meraviglie, riesce a vedere quel nessuno sulla strada che il gatto del Cheshire le indica.
E, se volete vederla così, Aidoru è una storia d'amore purissima, della purezza incontaminata del virtuale che non potrà mai essere raggiunto (e quindi sporcato) dal reale e sfavillante del chiarore elettrico di ciò che non può essere toccato ma solo generato, animato, proiettato.
Rispetto Neuromante o La notte che bruciammo Chrome Aidoru è meno strutturato ma nararrato in maniera meno contorta, e non faticherete ad arrivare in fondo le sue trecento pagine: ma, se non amate particolarmente il genere, partite dall'Accademia dei Sogni.
Se resterete conquistati dallo stile di Gibson, poi cercherete anche il resto: garantito.

PS La copertina dell'edizione italiana non è un granché. Sono ancora in vacanza, quindi ho tempo per rimediare.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Idol=Aidoru

mat@Mac ha detto...

Ma sai che questo libro non si trova manco a piangere da nessuna parte?
Usato, nuovo, niente... lo sto cercando da tempo.

Larsen ha detto...

bhe', mica pizza e fichi... gibson non e' proprio un "signor nessuno".
tieni presente che e' uno degli autori alla base della corrente cyberpunk.

Gloutchov ha detto...

Difatti, di Gibson ho letto solo L'Accademia dei Sogni e il Neuromante (quest'ultimo in inglese).

Concordo con te. Un bravo narratore ma, ha bisogno di qualcuno che gli proponga storie nuove. Come nella musica, lui è un ottimo interprete ma non è un bravo cantautore. ^_^

Senza contare che il cyberspazio è un bel trucchetto magico. Nel mondo dei computer tutto è possibile sin dai tempi di Tron e il Tagliaerbe.

Carmine ha detto...

Io Gibson lo abbandonai anni fa, forse proprio per i motivi che dici... la minestra che ti propina è sempre quella, cucinata e portata in tavola bene, sia chiaro, ma sempre quella.
Aidoru lo lessi in treno anni fa, mi ricordo mi fece sorridere la sua scelta di xhiamare "Rei Toei" un personaggio in una storia ambientata in Giappone, che equivale a un eventuale "Mickey Disney" in America o, dalle parti nostre, "Corto Bonelli". ;-)

Kaneda ha detto...

Beh, io Gibson lo trovo molto discontinuo... e uno scrittore che se mantenesse il livello delle storie a quello della tensione linguistica sarebbe davvero innovativo e potente, anche se forse piuttosto faticoso da leggere.
“Aidoru" secondo me si pone a metà tra le sue cose migliori e quelle proprio non riuscite, come il suo seguito... illeggibile.

Andrea Giovannone ha detto...

...lo leggerò, oggi ho comprato GUERREROS di Gibson sempre, lo conosci?

CyberLuke ha detto...

No, bella copertina, ma non l'ho letto.
Sappimi dire. ;)

Fra ha detto...

Mai letto niente di Gibson... ma mi ispira questa tua recensione... :))

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