martedì 31 agosto 2010

Il mio inglese. Il mio iPad. La giapponese che parlava bene inglese. Standby.



Una delle cose più fastidiose del mio viaggio è stato il non riuscire a capire quasi mai cosa rispondessero gli inglesi alle mie semplicissime domande: un tassista alla stazione di Cambridge cui ho chiesto se fosse il primo disponibile (mi ha sciorinato una lunga e articolata risposta, e solo dopo il mio sguardo sbigottito è sceso ad aprire il bagagliaio per farmi caricare la valigia), un addetto ai tornelli della metro a Victoria a cui ho chiesto se era la linea giusta per Paddington (altra risposta-fiume snocciolata a una velocità inarrivabile per me), cameriere nei pub, receptionist all'albergo, e molti, molti altri casi.
In base alla mia breve ma credo significativa esperienza, ho concluso che:
1) gli inglesi non hanno il dono della sintesi e
2) nascono e crescono nella convinzione, non del tutto erronea, che la loro lingua è l'Idioma Universale, e sono gli altri che devono adattarsi, non loro.

Col paradossale risultato che la conversazione più lunga e più piacevole che ho avuto in inglese nella mia vacanza è stata con la mia vicina d'aeroplano, una tipa giapponese (mi ha detto il suo nome, ma era talmente inusuale per me che l'ho dimenticato dopo pochi istanti) che quando mi ha visto accendere l'iPad si è incuriosita e ha iniziato a farmi domande.
In un inglese perfetto, lento e deliziosamente comprensibile.
– È un iPad, giusto?
– Certo. – La guardo, è vestita tutta di nero con qualcosa senza marche visibili, ha appena un filo di trucco e i capelli liscissimi con la classica frangetta giappo. Viaggia con un'amica in felpa grigia a cui non frega niente dell'iPad e legge tutta concentrata un manualetto in giapponese.
– Bellissimo. – fa un sorriso educato. – Io ho un iPod. Sono belli, vero?
– Sì. Vuoi provarlo?
– Mi piace molto, davvero posso toccarlo?
Sorrido anch'io. L'educazione quasi collegiale dei giapponesi mi ha sempre fatto tenerezza.
– Ma certo.
La tipa allunga le mani, affusolate, pallide e con le unghie mangiate e accarezza il vetro dell'iPad. Tocca le icone, fa succedere qualcosa qua e là, e la sua concentrazione sembra totale e trasognata assieme.
Le parlo fornendole qualche dettaglio tecnico nell'inglese più pulito di cui sono capace, ma non riesco neanche a capire se mi stia ascoltando. Poi smetto di parlare, e lei mi guarda, e capisco che non solo mi ha ascoltato, ma vuole sentire il resto.
– Qui puoi accedere alle immagini registrate sull'iPad. Non ci sono cartelle, ma mucchietti di fotografie. Se le tocchi, si espandono. Per navigare nelle foto basta toccarle.
– Sono fotografie tue?
– Per lo più. Ma non ne ho nessuna dell'Inghilterra. Non ce le ho ancora caricate.
– Oh – mi fa, con aria grave. – Però – sorride di nuovo – sono tutte belle.
– Beh... grazie. – vorrei chiederle se è proprio vera la storia che la loro educazione non gli consentirebbe mai di dirmi il contrario e di fare apprezzamenti meno che positivi in qualunque caso, ma temo che sarebbe ineducato da parte mia e forse il mio inglese neanche mi sosterrebbe, così la lascio continuare a sfiorare il vetro dell'iPad e a guardare il suo profilo delicato, così alieno per un volgare occidentale come me ma per niente fuori posto nell'atmosfera ovattata e irreale del 737 che vola sopra la Germania nella notte come un intruso di ferro nel cielo senza traccia di presenza umana.
Parliamo ancora un po', poi mi restituisce l'iPad. Guardo fuori dal finestrino, senza vedere niente altro che qualche stella lontana e un blu sporco e uniforme. Quando mi giro di nuovo verso lei e la sua compagna, stanno dormendo inseguendo qualche sogno dove io non potrei mai entrare, e anche l'iPad è scivolato automaticamente nel suo sonno elettronico con una dissolvenza abilmente studiata dai suoi progettisti.
Io mi sistemo le piccole cuffie bianche di plastica nelle orecchie, cerco una canzone sull'iPod.
È New Gold Dream dei Simple Minds. Perfetta.
Chiudo gli occhi e vado in standby anch'io.

21 commenti:

Uapa ha detto...

Che bello :-)
Fa sempre piacere incontrare qualcuno discreto con cui scambiare quattro chiacchiere così piacevolmente :-)
Anche io voglio pisolare ç_ç

Francesco Sternativo ha detto...

Luchino...ho finalmente trovato una vignetta che spiega benissimo gli inglesi:

http://htbb.owad.de/pics/content/how_to_be_polite.jpg


risponderti "si" o "no", non é educato per loro, ed é per questo che ti dicono 2000 parole che non servono ad una cippa. :D

Ferruccio gianola ha detto...

Be' questo post è davvero grazioso anche se non ha aggiunto nulla sugli inglesi che già non sapevo per sentito dire a proposito dell'universalità della loro lingua. Hai fatto un bel quadretto pure della giapponesina:-)

Larsen ha detto...

sempre meglio dei francesi... almeno l'inglese piu' o meno e' comprensibile.
i simpatici cugini d'oltralpe, appena capiscono che non sai un tubo di francese, improvvisamente parlano ancora piu' veloce e difficile... quella loro lingua ridicola in bocca ad un'uomo...

p.s.: ma nella descrizione dell'ipad, non gli hai fatto il "cik e ciak, cik e ciak" quando tappavi le icone?? :D

http://www.youtube.com/watch?v=8005EiEeFuI

Simone ha detto...

Anche a lei hai detto "le icone vanno toccate, non premute"? Io ho un amico giapponese che dice che solo le persone stupide pensano di dover essere gentili a tutti i costi... ma in effetti il suo era un atteggiamento spesso indecifrabile.

Simone

Taka ha detto...

Larsen: ahahahahahah è vero il cik e ciak! ^o^

Cyb: si, la tua intuizione è esatta, non ti risponderebbe mai che le tue foto fanno schifo.
io personalmente non amo la conversazione spicciola con giapponesi casuali, perchè sono trooooppo politically correct.

Luca B ha detto...

credo che noi sopravvalutiamo gli inglesi "di strada". ad esempio, prendiamo uno straniero che, grazie a qualche guida turistica, impara a dire "è lei il primo?" ad un posteggio di taxi.

il taxista italiano probabilmente penserà che il tizio parli benissimo italiano e comincerà a dire "anvedi aò, so' er primo sì, antanacurà... ndove annamo? ste valigie ndo le mettemo? lei è tedesco/inglese/francese/spagnolo/giapponese? n'amico mio na vorta è stato in Germania/Inghirtera/Francia/Spagna/Giappone e m'ha detto che voi magnate er pollo co' le dita... aò, e a' visto che glià detto Berlusconi alla Merkel/aa' reggina/a Sarcozì/a Zapatero/ar capo della Honda...".

questo è uno dei motivi per cui io non credo che bisogna parlare una lingua straniera troppo bene. è importante che lìinterlocutore sappia di non potersi allargare troppo.

elgraeco ha detto...

Se l'avessi vissuta io, 'sta scena, sarebbe di certo il ricordo più bello dell'Inghilterra.
Sono un romantico senza speranza... lo so.

;)

P.s.: magari avresti dovuto dirle del blog, così vi ribeccavate in rete. ;)

Maya ha detto...

Che bella la foto di voi due, sembra quasi un sogno!
(e in aereo io dormo benissimo ma non sogno, chissà perchè...)

Ariano Geta ha detto...

E' vero! L'inglese serve più come "lingua franca" con altri stranieri che non con gli inglesi stessi, spesso poco disponibili a parlare lentamente o a usare un inglese standard (e non cockney o scouse).

Maura ha detto...

Il mio inglese è simile al tuo, buono a livello di conversazione "turistica" (a che ora chiude la biglietteria? c'è posto per due? e simili), ma, mi duole dirlo, spesso e volentieri non capisco neanch'io quando ti rispondono appena più veloci o peggio quando ci mettono l'accento.
Sugli aerei in genere non riesco a fare conversazione, e neanche a dormire... sono sempre troppo tesa, rispondo a monosillabi, e devo sembrare anche un po' maleducata. Di dormire come voi due angioletti non se ne parla proprio...

Alex McNab ha detto...

L'esperienza di parlare inglese in Inghilterra è stata traumatica anche per me. Il più delle volte non capivo una mazza.
In altri paesi, dove l'inglese non è la lingua madre ma viene comunque compresa e parlata, mi sono trovato da Dio (Spagna, Germania, Turchia, perfino Tunisia).
L'anno prossimo vorrei andare a NY. Tremo già all'idea di parlare con gli yankee...

laFra ha detto...

è vero che chi è madrelingua inglese raramente parla altre lingue (qui ho tanti esempi!)

per le conversazioni a fiume: magari dipede dalla buona volontà di essere disponibili ed esaustivi nella risposta :p

@Alex: americani di gran lunga più comprensibili rispetto inglesi.

Matteo ha detto...

Gli americani sono sicuramente più comprensibili e anche molto più disposti a farsi capire, rispetto agli inglesi.

Pare sia vera la storiella che i giapponesi non dicono mai cose negative per buona educazione...

CyberLuke ha detto...

@Matteo: stai insinuando che le mie foto non sono belle?

Anonimo ha detto...

... sa di un post - Lost

anglo - giappo - italiano....

speriamo non sia l'isola d'Elba la location

Beppe

Taka ha detto...

alla fiera del libro di bologna in effetti parlare con editori inglesi può essere un'esperienza traumatica, perchè a volte parlano moooolto veloce. del tipo che a confronto su bbc world parlano tranquilli. -.-

con americani mai avuto problemi invece :)

Dama Arwen ha detto...

Io non capivo un'H quando ero negli stati uniti (Chicago).

Capivo un pochino a Londra e capivo benisssimo gli Irlandesi di Dublino.

Ho tenuto una conversazione con un signore giapponese (che aveva moglie e figlio al seguito) in treno (Eurostar Milano-Napoli) 5 anni fa. Fu bellissimo parlare con lui, attaccai bottone io, non riuscii a resistere di chiedegli mille cose e narrargli della mia passione per manga e anime... Magari mi avrà odiata ^^"" (nonostante il politically correct)

Fra ha detto...

Intanto, la vignetta di Francesco è bellissima!!
Poi mi sono letta tutti i tuoi post delle vacanze inglesi e mi sono piaciuti un sacco.
La foto tua e della giapponese è molto carina, carino se un domani dovesse capitare su questo post e vederla.
Non ho ricordi recenti di come parlano gli inglesi, ma ricordo bene i francesi che secondo me lo fanno apposta a cercare di non farti capire niente!

CyberLuke ha detto...

Fra, bentornata... vacanze lunghette, eh?

Angel-A ha detto...

Insomma hai rimorchiato una giappo!!! ^____^

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