sabato 9 gennaio 2010

Come sopravvivere al telelavoro.


Matteo è da un bel pezzo (da quando si è trasferito in Svezia, circa un anno fa) che lavora da casa, e io, naturalmente, non perdo occasione per invidiarlo quotidianamente via Skype.
Nella mia realtà di lavoratore dipendente che cinque giorni la settimana deve attraversare tredici chilometri di città invariabilmente congestionata per sedersi dietro un computer e sorbirsene altrettanti al ritorno la sera quando potrebbe fare esattamente le stesse cose senza muoversi dal suo appartamento, il miraggio del telelavoro sembra uno dei Migliori Mondi Possibili Auspicabili.
Ti alzi senza fretta, resti in bagno un tre quarti d'ora abbondanti pur senza esserti rasato, accendi pigramente il Mac e, tazza di caffé bollente in mano, inizi a scorrere pigramente le tue pagine internet preferite.
Quando inizi a carburare mentalmente, scarichi la posta elettronica e affronti la giornata.
Fai quello che devi fare, fai le tue telefonate, senti la tua musica, ti prendi le tue pause.
Meraviglioso, no?
Poi ho riflettuto meglio, ho parlato con un paio di amici che lavorano da casa e mi sono fatto un'idea più precisa.
In poco tempo, chiunque di voi potrebbe cadere vittima di almeno quattro principali sindromi:
1) teledipendenza.
La vita di un telelavoratore ruota attorno a pause programmate in base al palinsesto televisivo.
Si selezionano un certo numero di programmi e telefilm e si stacca dal lavoro in funzione di quelli.
2) Frigodipendenza.
Col passare del tempo, il telelavoratore tende ad alzarsi dalla sedia senza nessuna ragione.
Si tratta di un riflesso incondizionato che si traduce con una visita in cucina per aprire il frigo, spesso senza alcun motivo, se non per contemplare i vari alimenti e sperare di notare qualche vuoto per avere il pretesto di fare un salto al supermarket.
3) Imbarbarimento.
Ben presto il telelavoratore smette di lavarsi e rimane in pigiama fino all'ora di pranzo, a volte fino a sera. Inutile che vi dica quali conseguenze ha sulla lunga distanza tale imbarbarimento sul vostro aspetto e, a domino, sul vostro morale.
4) Mail-Skype-Facebook-blogdipendenza.
Complici i nuovi mezzi di comunicazione, il telelavoratore si crea una società alternativa su Internet e controlla compulsivamente l'email ogni cinque minuti. A questo punto, l'alienazione è completa.

Per impedire questa terribile degenerazione, potete seguire il Decalogo del telelavoratore consapevole.
1) Cominciate la giornata come se foste un lavoratore comune: alzatevi ad un'ora stabilita – e non quando vi svegliate – fate colazione, lavatevi, vestitevi, rifate il letto, fate cambiare aria alla camera e uscite di casa.
2) Prendetevi un cappuccino al bar, comprate il giornale, fatevi un giro di almeno un quarto d'ora. Quindi tornatevene a casa, anche se ora è il vostro ufficio.
3) Tenete la casa pulita e in ordine.
4) In quanto liberi professionisti, non potete misurare il vostro lavoro in base al tempo, ma alla produttività: stabilite l'obiettivo lavorativo della giornata e fate di tutto per raggiungerlo... anche se non vi verranno pagati gli straordinari (ma, spesso, questo non accade neanche nel lavoro tradizionale).
5) Mangiate ad orari regolari, e non fate pause pranzo superiori ad un'ora. Vi abbrutireste davanti la televisione, e lo sapete. Semmai, decidete di staccare alle cinque e impiegate il resto della giornata come meglio credete.
6) Non lavorate il sabato e la domenica, a meno che non siate in ritardo sulla tabella di marcia che avevate programmato.
7) Ogni tanto uscite e fatevi un giro in libreria per cambiare aria ed evitare l'alienazione... sempre se il vostro lavoro ve lo consente.
8) Fate attività fisica. Considerate la possibilità di andare in palestra, evitando gli orari di punta dei lavoratori dipendenti.
9) Ottimizzate la vostra postazione lavorativa. Fate in modo di avere telefono, stampante e computer nello stesso posto senza troppe carabattole in giro.
10) Cambiate lavoro dopo quattro mesi.

21 commenti:

Taka ha detto...

infatti non è tutta rose e fiori. manco per niente.

lavorare da solo a casa aliena, manca per forza di cose il contatto umano. e poi ti ritrovi a lavorare di più: infatti questo fine settimana mi tocca lavorare. >_>
skype e messenger diventano letteralmente indispensabili a un certo punto... °.°

anche l'attività fisica la faccio a casa, quando il lavoro me lo permette!

a parte questo si, uscire per prendersi un semplice caffè o farsi quattro passi + giro in libreria aiuta. :)
anche avere un cane che ti obbliga ad uscire aiuta. -.-


però non avere nessuno che ti da ordini non ha prezzo.

Matteo ha detto...

Il mio telelavoro, fino a fine dicembre, era a tutti gli effetti un lavoro "fisso". Dalle 9 alle 15.
Quindi questo comportava una presenza davanti allo schermo pressoché continua in queste 6 ore. Poi integravo con lavori free-lance.

Ora mi restano solo questi ultimi, perciò la mia giornata è molto più "flessibile" e dovrò cominciare anche io a gestirmi il tempo morto (sarà bene che cominci a puntare la sveglia...). I vantaggi e gli svantaggi della cosa li hai illustrati pressoché tutti tu.
C'è anche da tenere conto che a Roma il telelavoro fa una grossa differenza e per me è stata una manna. Se io lavorassi fisso qui a Lund il vantaggio sarebbe molto minore (eccetto per il fatto di non dover uscire con -12 gradi) perché non sarebbero presenti comunque i fattori caos, traffico e smog che rendono pazzesco andare a lavorare in una grossa città. In cambio avrei un contatto umano che potrebbe essere produttivo.

È vero infatti che a lavorare col telelavoro ci si costruisce una vita alternativa sul web, e questo non è sempre un bene.
È però vero pure, parlando come freelance, che potersi gestire autonomamente il proprio tempo e gli spazi senza nessuno che preme alle spalle è altrettanto vitale.
Se fossi a Roma e mi proponessero la scelta non avrei dubbi, qui a Lund forse ci penserei un po' di più...

Ci sono come al solito pro e contro, basta non vedere solo gli uni o gli altri come tendono a fare certi professionisti dell'invidia. :D

P.S. Un vantaggio da 1000 punti è poter andare al PROPRIO gabinetto, coi PROPRI libri quando si vuole...

Anonimo ha detto...

- proprio gabinetto
- propria macchina del caffe'
- fumo se mi va
- se voglio esco senza dover dire nulla a nessuno
- se voglio la mattina dormo e lavoro di notte (io lo preferisco)
- ascolti la musica che ti pare (dal metal alla classica, passando per le sigle dei cartoni animati, senza che nessuno abbia qualcosa da ridire)
- nei tempi morti (e ci sono) non stai come un'ebete a fissare un monitor
- se oggi no, proprio non ho voglia, non accendo manco il telefono senza sentirmi in colpa con nessuno
- decido quando, quanto e su cosa lavorare
- se non ho voglia di farmi la barba e' lo stesso
- non dico stare in pigiama (non lo sopporto) ma preferisco star comodo che non vestirmi per andare in ufficio
- farmi 2 ore di strada, invece che svegliarmi 2 ore dopo, e' uno spreco

e questi sono i vantaggi...
gli svantaggi pero' ci sono...
- il 27 e' inutile guardare il conto, tanto ci vorranno altre 2 settimane di mail e telefonate per farsi pagare quelle fatture
- se ho 4 clienti, non vuol dire che lavoro in esclusiva per ognuno dei 4 (per fortuna)
- per fare due chiacchiere con qualcuno c'e' solo msn (o similari)
- spesso ti trovi a lavorare 12/14 ore al giorno senza accorgertene
- ti tocca essere: commerciale, pr, accAunt, informatico e grafico
- subisci le urgenze di altri
- se capiti nel giro di urgenze sbagliato, rischi di non riuscire manco a fare la spesa (con tutti le conseguenze del caso)

insomma, io non sono mai stato dipendente, e francamente non vorrei mai esserlo, lavorare da freelance (vero, non quello a p.iva ma interno all'azienda) e' necessario per chi fa il nostro lavoro... quante volte mi viene una soluzione in mente nei momenti meno indicati? invece di aspettare di essere in ufficio il giorno dopo, m'attacco al pc e la realizzo subito...

Larsen

Ettone ha detto...

Ho sempre lavorato da dipendente ma ricordo che quando studiavo all'università la mia forza di volontà era pari a zero e non mi riferisco allo studio (in cui andavo discretamente bene) ma alla capacità di regolare il mio organismo...

-"Domani mi alzo presto, giuro... max alle 8,30 per seguire lezione..."

e poi mi svegliavo alle 12,30 giusto in tempo per il pranzo...

Ho sempre sognato il telelavoro ma temo che nel giro di poco mi ritroverei disoccupato e triste, incapace di uscire e... in pratica un'AMEBA!

Simone ha detto...

Non è che il mio studio (inteso come ufficio, non come università) sembri molto differente. Solo ogni tanto entra mio nipote e tocca stare 1 ora a vedere i filmati dei treni su youtube ^^.

Simone

Fra ha detto...

Anche io da un lato invidio chi fa il telelavoro, dall'altro no. I motivi li hai spiegati benissimo tu.
Io sono una libera professionista che lavora molto a casa ma per fortuna non del tutto. Nei periodi in cui sono più a casa però è vero... rasento l'imbrutimento! :))
Ciao

PS l'immagine è molto bella!

Alex McNab ha detto...

I quattro punti che elenchi come difetti per me sarebbero pregi :-)

L'unica cosa che mi preoccuperebbe è la tendenza ad aumentare di peso. Se non altro dover affrontare ogni giorno la routine auto-treno-metropolitana mi garantisce un certo movimento.
Per il resto anch'io potrei fare da casa il buon 80% quel che faccio in ufficio.
In fondo quali sono gli strumenti del lavoratore moderno? Cellulare e computer.
Meglio ancora sarebbe avere un lavoro in cui gestisci da solo il tuo tempo.
Oggi hai voglia di lavorare quindici ore? Benissimo. Però magari domani ne fai solo tre, e poi ti autoregali una passeggiata sul lago di Como, nel bel mezzo della settimana, senza turisti e ragazzini che rompono.

Utopia pura.

Maura ha detto...

Ammetto che ci ho pensato più di una volta, e l'idea mi intrigava.
Ha sicuramente risvolti positivi (tempi morti per trasferimenti, orari elastici ecc.), ma ci sono importanti controindicazioni, la più importante delle quali l'hai indicata tu sotto la voce "alienazione": l'interazione personale coi colleghi, lo "stacco" fisico tra luogo di lavoro e spazi domestici sono fattori importanti anche a livello psicologico.
Pare che in America chi svolge un telelavoro sia comunque obbligato, una volta a settimana, a recarsi in ufficio per "mitigare" gli effetti negativi del lavoro da casa

Christian ha detto...

x Matteo: Andare al bagno coi libri?... non saprei... fortunatamente, immagino, le mie "sedute" durano troppo poco e non farei manco in tempo a ritrovare il segno e ricordarmi cosa avevo letto fino a quel punto... ;D
Quoto invece Larsen per la propria macchinetta del caffé... certo, se non ti scoccia farlo e poi pulirla... interessante anche l'opzione di lavorare di notte... so che molta gente è più produttiva in quel periodo della giornata, il telefono non squilla mai, non hai distrazioni di alcun tipo e tutto il resto...
Detto questo, non credo farebbe per me. ho troppa poca autodisciplina e finirei per fare la fine del nipote di Simone: mezza giornata buttata su YouTube!

dandia ha detto...

Il piacere di tornare a casa dopo un giorno di lavoro ed organizzare la serata tra le mura domestiche in compagnia di un libro o un dvd è insostituibile.
Col telelavoro questo piacere mi sarebbe negato, anche perchè sarei costretta ad uscire tutte le sere per insofferenza alla reclusione.

Anna ha detto...

Mi piacerebbe molto, mi risparmierei molti viaggi, molto tempo perso e credo che sarei anche più produttivo.
Leggo tra i commenti che c'è chi dice che i contatti sociali e quotidiani sul lavoro sono indispensabili. penso che si potrebbero incontrare i colleghi in un paio di riunioni alla settimana ed andrebbe bene lo stesso.
Il problema è che non è semplice.
Nel mio caso dovrei avere a casa mia una stanza esclusivamente dedicata al lavoro protetta, alla quale non abbiano accesso bambini ed estranei.
Non è così semplice e comunque la normativa non è ancora chiara e applicata.

Davide Mana ha detto...

Il mio è al 70% telelavoro, 30% cybernomadismo.
Sembra una miscela abbastanza funzionante, anche se i periodi di lavoro a casa sono, in effetti, una lenta discesa nello stato barbarico.
Poi viene la frenesia delle trasferte, il panico di avere tutto, ma proprio tutto il proprio universo su un netbook, e in backup su una chiavetta da 4 giga...

Ma concordo con coloro che osservano che i vantaggi superano gli svantaggi.
Coi tempi che corrono, essere padroni di se stessi, e riuscire a farcela, è un privilegio.

Anonimo ha detto...

tra l'altro, una nota per chi ancora ha dubbi sul lavoro indipendente:
finche' arrivero' almeno ad "incamerare" durante l'anno quello che prenderei con i "fantastici" stipendi proposti in questo periodo, il fatto di poterlo fare in tutta comodita', e' un plus di cui sarebbe impossibile fare a meno.

e' ovvio che se mi offrissero uno stipendio commisurato con cio' che sono in grado di produrre, e se questo fosse parecchio piu' alto ci quello che mi resta ora in tasca, allora il discorso sarebbe diverso.

e' una questione di bilanciamento: ci si puo' anche "vendere" qualche comodita' in cambio di un congruo "risarcimento".

Larsen

Angel-A ha detto...

L'anno scorso, in un momento di "transito" tra un cambio di sede del mio lavoro, ho lavorato due settimane da casa.
Alla fine dei 15 gg, in casa c'era un casino mai visto... stampate dappertutto corrette a pennarello, tazze da lavare, piatti di plastica che intasavano il cestino, io che avevo recuperato chissà da dove un'orribile vestaglietta e coi capelli legati con una matita e coi calzettoni di Hello Kitty fino a sera... una tragedia. ^___^
Però ho risparmiato tantissimo in pranzi fuori, mezzi pubblici... e anche un paio di incazzature sicure con colleghi!

Ariano Geta ha detto...

Se avessi un telelavoro diventerei un hikikomori in meno di un mese, e il mio rendimento lavorativo si ridurrebbe della metà...

CyberLuke ha detto...

Uhm... cos'è un hikikomori?

Roberta la Dolce ha detto...

x Luke: http://it.wikipedia.org/wiki/Hikikomori
IO, per la natura del mio lavoro, non posso lavorare da casa... anche se una bella fetta di esso la svolgo proprio qui, a selezionare, ripulire e ritoccare le mie fotografie... a volte passo giornate intere senza uscire, e, sì, un pelo di abbrutimento è sempre in agguato. ;-)
E cmq anche le considerazioni di Dandia le condivido in pieno!

Nussy ha detto...

Beh, visto che, dopo 2 in agenzia, da 2 anni lavoro "a casa" posso dire la mia e portare, se è possibile, dei "pro" che non vedo nei vari piatti.
Al di là delle facili conclusioni sui pigiami, i bagni e le ore di sonno, trovo che per "sopravvivere" al telelavoro si possano sviluppare delle strategie che ci migliorano da tutti i punti di vista, professionalmente e umanamente.
1. La capacità di autoregolarsi, di pianificare le tempistiche e di organizzarsi diventa fondamentale, e se non ne sei in grado ti tocca imparare.
2. Non essere pagati a cadenze mensili (a volte non essere pagati affatto) aiuta a gestire le finanze con oculatezza e anticipo.
3. Il controllo della pigrizia e della forza di volontà diventano più tenaci. E' vero che c'è la tendenza ad imbruttirsi, ma abbiamo anche un'intelligenza che ci rende consapevoli di quello stato, e non solo, ci spinge a risolverlo. Preferire un lavoro da dipendente solo per paura di non riuscire ad autodisciplinarsi significa perdere in partenza la sfida di migliorarsi.
4. La sensazione di solitudine data dalla mancanza di contatto umano è a volte pesante, ma ci spinge, nei momenti dedicati allo svago, a concentrarci sui rapporti veri, sui legami solidi di amicizia e affetto, facendoci perdere solo tutta una serie di strutture di facciata. Non mi manca il collega ipocrita che mi chiede cos'ho fatto nel weekend solo per farsi i fatti miei. Magari mi manca la cara amica che in ogni caso non potrei vedere nel mio orario di lavoro.
5. I momenti morti sono un'ottima occasione per aggiornarsi, e il girovagare sul web (specie per chi lavora nel campo della comunicazione visiva) è il supermercato delle idee.
6. L'attività fisica è, di nuovo, un problema di gestione del tempo e della volontà (e visto che lo fanno tutti, anche chi lavora 8 ore al giorno con magari un paio di trasferta lo possiamo fare anche noi, anzi...). Permette di uscire, di scaricarsi, di fare 2 chiacchiere (risolvendo il punto 4) e, perchè no, anche di lavarsi (eheheheh!). E se non avete un cane (anche la loro vescica con il timer aiuta), in alternativa si può sempre parcheggiare l'auto un pò più distante dall'ingresso del supermercato (perchè tanto la spesa la fate lo stesso, no? E la posta, le commissioni, la lavanderia, le sigarette...) e farsi qualche passeggiata in più.
7. Concludo dicendo che, come per l'attitudine verso una determinata professione rispetto ad un'altra, anche il lavoro da casa è un'inclinazione che qualcuno ha in misura maggiore rispetto ad altri. Ma come non nasciamo con la patente o con un diploma, anche sopravvivere al telelavoro è un qualcosa che si può imparare.

CyberLuke ha detto...

Nussy, tu sparisci per mesi ma poi quando torni recuperi tutto il tempo perduto.
Facciamo che passi più spesso? ;)

Nicla ha detto...

è sparito il mio commento! uffa! :(

comunque io mi amebizzerei sicuro! sono troppo asociale :P :O

CyberLuke ha detto...

@Nicla: come sparito?

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