martedì 19 agosto 2014

[Recensione] Zero Theorem

Presentato già l'anno scorso a Venezia, Zero Theorem è uno di quegli sfortunati prodotti cinematografici che faticano a trovare una strada nella labirintica e campanilistica distribuzione italiana, che, al momento in cui scrivo, non ha ancora definito una data d'uscita nel nostro Paese.
Altrove, è ormai già negli store in blu-ray e DVD, e chiunque aveva un minimo di interesse e un pelo di determinazione ha già trovato il modo di vederselo in edizione originale.
Io avevo l'interesse e la determinazione, e l'ho appena finito di vedere.
Queste che seguono sono le mie impressioni a caldo.

Zero Theorem non scontenterà i fan a oltranza di Terry Gilliam (e io non sono tra questi, venerando esclusivamente il Gilliam che dilaga nella sci-fi come nei due splendidi Brazil e L'Esercito delle dodici scimmie, entrambi tra i migliori film di fantascienza in cui potrete mai avere la fortuna di imbattervi), ma potrebbe lasciare tiepidi se non addirittura un poco delusi tutti gli altri.
Come me.
La sua cinematografia è presente in uno straordinario impianto visivo (un insieme di cyberpunk e neogotico di una ricchezza tale che se non prende un Oscar per le scenografie c'è da urlare allo scandalo), nei personaggi grotteschi al limite del caricaturale e nella presenza di un tema dominante oscuro e superiore che è motore di tutto il film (in Brazil era la società oligarchica ossessionata dal controllo dell'informazione, nell'Esercito la catastrofe biologica che generava circolarmente se stessa, qui è la ricerca della dimostrazione del Teorema Zero, che definirà priva di senso l'intera esistenza dell'universo).

E la prima mezz'ora di film sembra portare l'ultima creatura di Gilliam a sedere degnamente a fianco degli altri due capolavori con la sua firma: la società iperconnessa in cui si muove un immenso Christoph Waltz è iperrealistica, colorata, premonitrice, irridente: è una versione con gli steroidi della nostra – e da sola definisce il livello artistico di quello che stiamo guardando.

Peccato che da quel momento, il film si richiuda eccessivamente sul protagonista e, sostanzialmente, si autoconfini in un unico set, quello (mirabilmente fotografato e gravido di simbolismi) della chiesa dove si è isolato Waltz, dalla quale si affrancherà solo virtualmente (nell'altra, sola sequenza che mi ha riacceso il cuore)… e il Teorema Zero finisca fin troppo a fare da sfondo al rapporto tra lui e Mélanie Thierry (prima) e  Lucas Hedges (poi).

È come se i personaggi smettessero di essere funzionali alla storia e non viceversa, e se la cosa è voluta mi è piaciuta poco (ma potrebbe benissimo invece funzionare per qualcun altro di voi).
Per carità, resta un film di Gilliam al cento per cento e quindi di parecchie spanne superiore alla maggior parte della roba che possiate avere visto anche solo quest'anno, ma non è un film potente e compiuto come Brazil o l'Esercito.


Detto questo, se il doppiaggio italiano non lo massacrerà, potrebbe valere una seconda visione sul grande schermo – quando e se la distribuzione italiana si deciderà a lanciarlo nelle sale – perché, se Zero Theoreme concettualmente può sembrare un Pi-Greco il teorema del delirio di Aronofsky però fatto con un budget mille volte superiore, visivamente (l'ho già detto?) è imprenscindibile.
Visionario, stratificato, poetico.

6 commenti:

Ettone ha detto...

Ho visto or ora il trailer... ammettilo che hai lavorato tu alle scenografie... In alcuni momenti la città sembra una tua opera... ;)

gabry ha detto...

In Italia verrà distribuito da moviemax. Ancora non c'è la data ma essendoci un distributore non c'è che da attendere. :-)

Maura ha detto...

Ho amato e amo tutta la cinematografia di Terry Gilliam, e aspetto anch'io con ansia questo film.
Mi piacerebbe gustarmelo al meglio in una grande sala, perché come dici visivamente è una bellezza, ma la tentazione di cercare un torrent è effettivamente forte...

Ivan ha detto...

Gilliam e Waltz? VOGLIO sapere quando esce in Italia.

LUIGI BICCO ha detto...

Anch'io avevo letto che sarebbe stato distribuito regolarmente, ma non conoscevo la data precisa. Lo aspetto da parecchio come aspetto sempre un nuovo film di Gilliam. Anche solo per via della sua aurea visionaria, come sottolinei giustamente anche tu.

Voglio dire, guarda Parnassus. A tratti un po' noioso, ok, ma in quanto a immaginario è tanta roba davvero.

Anonimo ha detto...

visto.
piaciuto.
vero che i personaggi sembrano perdersi ma io, nella mia interpretazione, credo abbia un senso nel presentare quel significato tanto cercato.
magari ne riparliamo quando potremo entrare più nel dettaglio senza fare troppe vittime da spoiler. :)

diciamo che dei tre film fantascientifici del gruppo "perdita delle sicurezze interiori" usciti di recente (questo, trascendence e lucy) è di certo il più solido e significativo, ma ammetto di non essere un fan sfegatato della fantascienza sociale.
la chiudo provocando, ma per me la fantascienza è soprattutto scienza e desiderio di conoscenza, per il sociale c'è facebook...

F