lunedì 16 febbraio 2009

[Case history] Marina Rei

Questo è saltato fuori mentre risistemavo alcuni vecchi lavori.
Bisogna risalire al 2005 quando l'agenzia per cui lavoro viene contattata per realizzare copertina e bookelet del nuovo cd di Marina Rei, Colpisci.
Come molti altri artisti, è lei stessa a seguire le prime fasi creative: dopotutto, l'impatto che produce la copertina del proprio disco può rivelarsi determinante per farsi notare in mezzo gli altri titoli, e influenzare in qualche misura l'acquisto.


La prima copertina che realizzo per lei è molto tradizionale: Marina Rei mi consegna una serie di fotografie che ha scattato in un locale, molto luminose e in una posa classica.
Ne scegliamo una, che non ritocco in alcun modo salvo scaricare una certa componente magenta tipica di molte fotocamere digitali. Sbianco al massimo i cuscini e l'ambiente.
È la soluzione più "safe": non è una copertina aggressiva, ma neanche "esce" particolarmente dalle dozzine di altre che trovereste in un negozio di dischi.


Copertina B. Provo a prendere un altro scatto, e portare all'estremo il contrasto e la saturazione. Quello che ottengo è un'immagine che emerge nettamente dallo sfondo e con un aspetto molto "grafico", quasi astratto.
È un passo avanti rispetto la semplice impaginazione di una fotografia in studio, ma ancora comunica molto poco.


Copertina C. Marina Rei osserva il monitor senza particolare entusiasmo. Probabilmente, condivide la mia opinione, e mi dice: "Ok, fammi vedere una cosa a tua fantasia"!
Prendo delle sue foto, ne scelgo una.
Porto la saturazione al massimo, sovrappongo un livello contenente una texture geometrica in modalità "luce lineare", più altri livelli con degli elementi vettoriali creati in Illustrator.
Il risultato è un'immagine molto luminosa e ipercolorata, che fonde immagini bitmap ed elementi vettoriali.
Marina Rei ne è entusiasta. Ma...

Copertina D. Marina Rei si prende una notte per pensarci su.
Il giorno dopo, mi dice: "È molto bella, ma non rispecchia il contenuto del mio disco. In questo c'è molta più elettronica. Inoltre, ha spesso dei toni cupi".
A titolo di esempio, cita le prime copertine di Bjork.
Sulla base di queste indicazioni (dopotutto, non avevo mai ascoltato il disco) realizzo una quarta copertina, scontornando un suo primo piano e montandolo su una texture sovrapposta ad elementi 3d e fusa con altri livelli.
Coloro il suo viso utilizzando pennelli di due colori diversi.
Alla Rei piace moltissimo anche questa... ma probabilmente è fin troppo cupa.


Copertina E. Dopo un po' che eravamo a studiare e a scartare le varie soluzioni io comincio a giocherellare sul Cinema Display con una sua foto, trascinandola su un livello con una texture di "sporco" digitale che avevo aperta per altri fini e lei ha detto: "Fermo! Bellissima!!!!"
Io: "Huh?"
Lei: "Mi piace! È fichissima!"
Io: "Beeeeh... sì, in effetti..."
"Ho deciso, la voglio così".
E, che ci crediate o no, così è venuta fuori la copertina D, che è quella con cui è uscita al festival di San Remo di quell'anno.
A distanza di quattro anni, continuo a preferire la C... di cui vi ripropongo l'inlay card e il retro, che avevo già progettato.
Sarà per un'altra volta.

3 commenti:

maui ha detto...

Io sono d'accordo con Marina, la D è la mia preferita. Bravo Luke.

Angel-A ha detto...

La C è spettacolare!!!
Peccato che non sia passata quella...

Dama Arwen ha detto...

Dai!
Però è carino come è avvenuto il tutto! ^_^

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