martedì 5 gennaio 2016

Cyberluke Awards... anzi, no (parte 4).


SERIE TELEVISIVE
Se ne sono accorti anche i sassi: mentre la tv generalista è sempre più bersagliata come anacronistica, ripetitiva e tarata su un pubblico catatonico, dall'altra parte abbiamo assistito, negli ultimi anni, a una crescita esponenziale che è partita dalle serie americane e – di fatto – ha liberato la televisione del senso di inferiorità nei confronti non solo del cinema, ma anche del teatro e della letteratura (non sono pochi a sostenere che parte della nuova letteratura oggi si esprima attraverso le serie tv).

La fruizione televisiva odierna ha creato un nuovo spartiacque tra le vecchie e le nuove generazioni: oggi, se vuoi vedere roba non inclusa nel palinsesto televisivo tradizionale, devi possedere un minimo di competenze informatiche e conoscere il significato di termini come streaming, torrent, on demand. Se solo dieci anni fa bisognava fare i salti mortali per vedere roba non trasmessa nel nostro paese e a una definizione ridicola, adesso Facebook inizia a riempirsi di commenti sull'ultimo episodio di Game of Thrones a pochi minuti dalla sua comparsa in Rete.

Eppure la tv tradizionale non sembra aver ancora del tutto recepito la rivoluzione in atto nel mondo mediatico. Sì, ci sono tentativi apprezzabili di uscire dagli schemi (Gomorra o Romanzo Criminale, molto peggio 1992, cucinato e servito come un telefilm anni 90)... ma la fiction tradizionale Rai è legata ancora a schemi vecchi e sorpassati, più teatrali che cinematografici. Non è quello il posto dove guardare, una volta di più, se si vuole capire dove sta andando l'intrattenimento. 


Mai come quest'anno ho iniziato un numero così alto di nuove serie televisive, e quelle che mi ha proposto la tv satellitare le posso contare sulle dita di una mano. Di fronte tanta offerta, essere selettivi è un imperativo. Il mio tempo è prezioso (e dovrebbe esserlo anche il vostro) e quindi ho falcidiato senza pietà tutte quelle che non mi hanno convinto fin dall'inizio.
A cominciare da quelle derivate da franchise cinematografici di successo: Limitless, 12 Monkeys e Minority Report (tutte afflitte dagli stessi difetti: scrittura e taglio troppo televisivi, casting tirati via, produzioni al risparmio) per continuare con cose parecchio già viste come Dark Matter (in ritardo di dieci anni e oltre in termini di soluzioni visive e narrative), Sense 8 (è stato detto che è una serie che lavora nel lunghissimo termine, ma io ho trovato eccessivi i suoi tempi e, comunque, non sono riuscito ad andare oltre il terzo episodio) e Zoo (un bello spunto iniziale completamente sciupato da una messa in scena poverissima).
Heroes Reborn è stato, per quanto mi riguarda, un tentativo maldestro di rebootare il franchise: peccato.

Alcune nuove serie mi sono piaciute con qualche riserva (Mr. Robot, per esempio, è partita alla stragrande per afflosciarsi in un final season confuso e già visto), altre le ho seguite fino alla fine più per inerzia che per altro (Humans, un remake di Akta Manniskor senza guizzi e con nemmeno un protagonista azzeccato, Extant che comunque sembra arrivato al capolinea e the Strain, che ci ha dato un pilot di primissima qualità e poi è scivolata lentamente nella noia).
Un paio di  buone sorprese sono arrivate da Wayward Pines (che rialza la testa esattamente a metà stagione e prosegue dignitosamente fino alla fine) e da Fortitude (basterebbe Stanley Tucci a farvela guardare, ma la serie ha anche altri meriti), entrambe arrivate su Sky Atlantic. 
D'altra parte, The last Panthers, la coproduzione franco-serba conclusasi pochi giorni fa proprio su Sky Atlantic, poteva essere ma non è stata (non basta desaturare a tutta manetta, bisognerebbe anche sviluppare tutto il materiale umano che c'è a disposizione).

Se altre serie hanno beneficiato di una relativa brevità (le tre puntate di Ascension e di Childshood End sono state un format che ha funzionato piuttosto bene e forse persino The Whispers si sarebbe salvato dal naufragio negli sbadigli), i dieci episodi di The Man in the High Castle sono volati via in un paio di pomeriggi: messa in scena di gran classe, Ridley Scott come coproduttore e un soggetto di Philip K. Dick potevano farne l'evento televisivo dell'anno, ma così non è stato.
Cosa non ha funzionato?
Personalmente, mi aspettavo seguisse maggiormente il solco tracciato dal romanzo distopico di Dick che l'ha generata, e invece, più o meno nella prima metà, la serie sembra prendere altre direzioni: il focus resta troppo sui rapporti tra i singoli personaggi, mentre la serie "respira" proprio quando si sposta su una visione più allargata della vicenda (il presupposto ucronico resta fin troppo sullo sfondo, forse anche a causa delle più ristrette possibilità del piccolo schermo). 
E, sì, c'è un gran bel cliffhanger di fine stagione, ma sono solo gli ultimissimi minuti.

Quindi, chi resta da far salire sul podio?
Non ho dubbi: a mente fredda (ho finito di vederla già qualche mese fa), Daredevil si porta a casa a pieno diritto il titolo di migliore serie dell'anno.
Che, se non l'avete vista, sappiate che non è la solita serie a tema supereroistico.
Cioè, lo è incidentalmente. Ma è soprattutto una serie noir, scritta con intelligenza, misura e una quantità di ultraviolenza (mirabilmente coreografata) che non avete mai visto né mai vedrete in alcun cinecomic.
Una serie caratterizzata da personaggi fantastici e interpretazioni ancora più fantastiche. Da regie ispirate e da una bella fotografia. Una serie che non sfigura, per toni e crudeltà, accanto al Batman di Nolan, per dire.
Questa prima stagione si conclude in una maniera perfetta e vi lascia addosso la voglia di vederne ancora, subito.
Se avete perso Daredevil, recuperatela. È il migliore consiglio che potrete tirare fuori da tutto questo post.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

è un po' che mi chiedo se valga la pena di vedere l'high castle...
magari se avrò qualche pomeriggio di noia recupererò.

per ora non posso che essere d'accordo: daredevil è fenomenale. D'onofrio giganteggia mettendo in scena un antagonista completo, disturbato, inquietante, con profondità umana e disumana.
il resto del cast, con pochi scivoloni, è più che adeguato e lo script ben supportato.

F

LUIGI BICCO ha detto...

Gran bella serie, Daredevil. Anche se non proprio in cima alle mie preferenze. La seconda parte a breve. Speriamo bene.
A The Man in the High Castle non ho ancora avuto cuore di avvicinarmi. Ho talmente amato il libro, all'epoca, che ho paura di scottarmi. Ma prima o poi mi deve passare sotto gli occhi anche questa.

Francesca (CineFatti) ha detto...

Per fortuna sono tutti titoli che conoscevo (mi sarei sentita doppiamente in ansia, altrimenti), da tempo in attesa nella 'to-watch-list'. E devo dire che hai dato una definizione di Daredevil più che azzeccata ;)

Neliel ha detto...

Io adoro The Vampire Diares (ah, team Damon), Pretty Little Liars, Gossip Girl e The Carrie Diaries 😍
Hai mai guardato American Horror Story?Se si,ti è piaciuta?Io l'ho scoperta da poco,e la adoro!E poi,Evan Peters è Evan Peters 😍

Dama Arwen ha detto...

Quoto e straquoto.
Daredevil domina su tutti.

Ne ho seguite sicuramente molto meno di te, ma davvero l'ho apprezzata visceralmente.
Ovviamente VA VISTA PER FORZA in lingua originale, per meglio apprezzarla.