venerdì 8 gennaio 2016

Cyberluke Awards... anzi, no (parte 7 e ultima).

Avrete di certo sentito dire, e più di una volta, che la parola cosplay viene dalla contrazione di costume e play, e che quindi significa “giocare” con i costumi.
È una definizione imprecisa e ampiamente spacciata per buona, e probabilmente l'equivoco deriva – almeno nel nostro Paese – dalla traduzione approssimativa apparsa sulla pagina di Wikipedia Italia prima di un suo aggiornamento più simile a quello riportato sulla pagina americana: 
Cosplay is a performance art in which participants called cosplayers wear costumes and fashion accessories to represent a specific character or idea.
Anche questa definizione è parziale, ma quello che salta all’occhio è il verbo “represent (rappresentare)”. Lo scopo del cosplay è, più di qualsiasi altra accezione vogliate dargli, rappresentare un personaggio: muoversi come lui, comportarsi come lui, dargli un'anima, una faccia e un corpo, anche se solo per il tempo di una fiera.

Per conoscere la storia completa e dettagliata di come sia nato il termine cosplay, vi rimando a QUESTO articolo (per i diversamente angolofoni o per chi va di fretta, il succo è: Il termine kosopure è stato inventato nel 1984 dal giornalista Nobuyuki Takahashi per descrivere l’usanza di travestirsi da personaggi di fantasia durante un convegno a cui era presente e per il quale doveva fare un servizio).
Un termine nato in modo del tutto aleatorio da una persona estranea all’ambiente e usato per riassumere a grandi linee ciò che il tipo stava guardando. Il termine – diventato velocemente cosplay in inglese – ha preso poi piede ed è entrato nell'uso comune per distinguere le persone che semplicemente si mascheravano per altri motivi... ad esempio, per carnevale.
Chiarito questo, era un umido inverno del 2007 quando abbracciai il mio lato ludico e partii per la Fumettopoli di Milano... e con in valigia un costume da Batman che avrebbe fatto invidia a Bruce Wayne in persona. Metterlo assieme mi era costato un mucchio, ma l'ultima cosa che volevo era sembrare un tizio con addosso una calzamaglia e una maschera da Carnevale.
Azzittendo il mio senso del ridicolo (aiutato, va detto, da un cappuccio in gomma nera che copriva metà della mia faccia), entrai. Mi feci scattare uno zigallione di foto, mi mescolai tra i cosplayer, fui con loro e uno di loro. E tornai a casa con un bel sorriso e la voglia di averne ancora.

Poi sia chiaro, è tutt'altro che un ambiente perfetto.
Ci sono – anche qui – gelosie, rivalità e invidie da star del quartiere (o anche del condominio). Manca ancora un'identità da accettare e da mostrare con orgoglio.
Durante le manifestazioni ci sono ancora delle goffaggini da evitare (nella gestione dei cosplayer presenti in fiera, la loro accoglienza e il modo per valorizzarli e metterli al servizio della fiera stessa).
Ci sono media partner da trovare e una copertura sui media da rivedere dalle fondamenta.
C'è un lato culturale che esiste ed è ben evidente ma che non riesce ad uscire dagli spazi in cui è confinato (talvolta inadeguati).
Ci sono delle cose vecchie (intese come meccanismi, modi di ragionare di persone che vivono la cosa dall'esterno) da abbattere.
Ci sono tante piccole cose che si potrebbe perfezionare con poco sforzo e che darebbero un grande risultato.
Ma cazzo, la gente alle fiere del fumetto arriva in massa e il motivo è che si diverte.
E questa è una grande base da cui partire per costruire qualcosa di ancora migliore.

Negli ultimi dodici mesi, ho cambiato cinque volte personaggio, e quest'anno ne è in arrivo uno nuovo. Se la cosa diverte anche voi, restate sintonizzati.

5 commenti:

Gi Di ha detto...

Luca, anzitutto complimenti per i tuoi costumi, vere opere d'arte!
Mi trovo molto d'accordo con te quando parli delle pecche organizzative in fiera... tanti organizzatori sembrano non capire ancora appieno le potenzialità degli eventi cosplay.
Per esempio, a una fiera importante come il Lucca Comics and games non incentivano la gente a fare attività come la vita notturna ( il che non vuol dire stare aperti fino alle 3 e far schiamazzo ). Prolungare gli orari degli stand sarebbe quantomeno fondamentale. Alle 19 è ancora piena di gente la città. Almeno fino alle 21 o alle 22!
Bisognerebbe creare altri punti di sollievo alla fiera e sparpagliare un po’ di gente (parlo sempre di Lucca). I games stanno implodendo su loro stessi. Senza contare l’infrastruttura telefonica, con tutto in tilt: chiamate, internet, bancomat. Sarebbe bello anche allestire rassegne cinematografiche e navette gratuite che facciano da spola tra i due punti piu lontani della fiera, il japan palace e il games: a piedi tra la folla ci ho messo quasi de ore.

Angie154 ha detto...

CooL...mi ricordo di te ^__*
Ad un certo punto stavo per chiederti "Ciao, ci siamo visti anche al Romics" =)
Ma poi ho pensato...meglio lasciarlo in pace xD

Neliel ha detto...

Lucca comics and Games....quella non è una fiera qualunque, è una guerra! XD
Farsi largo negli stand ad una concentrazione di 12 persone per metro quadrato, caricandosi mezza dozzina di borse e qualche decina di chili di materiale/ fumetti, non ha nulla da invidiare all'addestramento militare in caserma... @_@
Fantastico Cyberluke, il Migliore come sempre, spero di beccarti alla prox Lucca! ^_^

Dama Arwen ha detto...

Io c'ero, a quella lontana Fumettopoli del 2007! (febbraio, direi)
E poi, a Torino Comics! E poi... ecc ecc :-)))

Dama Arwen ha detto...

@ Gi Di
Hai mai provato a "lavorare" a uno stand a Lucca???
ti disintegra fisicamente… meno male che la manifestazione alle 19 chiude (e quest'anno abbiamo sperimentato la chiusura alle 21.00 il sabato sera).
Purtroppo la stagione in cui viene fatta Lucca C&G è infelice, spesso condita dalla pioggia, dal buio presto (c'è sempre il cambio dell'ora) e il freddo assurdo quando cala la sera (specie nei fortunati come me che gestiscono uno stand all'aperto).
Come dice Neliel, Lucca è una guerra.