martedì 23 febbraio 2016

Le 5 cose da sapere sugli account.


Se siete dei creativi freelance siete anche, in primo luogo, un’azienda.
E come ogni azienda, se volete sopravvivere, dovete sgobbare per ricavare un profitto. Ciò significa anche che gran parte della vostra giornata dovrete passarla a mantenere le relazioni coi clienti e a cercarne sempre di nuovi. Se questa parte del business non vi piace, o non vi sentite portati, questo post è per voi.
Siete stanchi di trascinarvi in giro per la città alla ricerca di occasioni di incontro con i pezzi grossi del design, dell'editoria e della pubblicità? 
Volete che altri lo facciano per voi? 
Anche se da noi questa figura non è diffusa come in altri Paesi, esistono persone disposta a farlo in cambio del 25-30 per cento di ciascun lavoro che vi procurerà: gli account. 
In questo post descriverò le cose da fare e da non fare, gli aspetti positivi e negativi di servirsi di un account, insieme ad alcuni suggerimenti che vi permetteranno di distinguervi nel caso in cui decidiate che questa figura è in cima alle vostre priorità.

1) Per iniziare, sondate le agenzie disponibili. Operano in aree di competenza diverse. Individuate quella più adatta al vostro lavoro e assicuratevi che sia attiva nel vostro stesso settore. Quando ne individuate uno, proponete un incontro e non siate ossessivi: attendete che abbiano l'opportunità di telefonarvi. Non diversamente dai clienti, gli account sono molto impegnati, ma se hanno apprezzato le vostre creazioni vorranno di certo conoscervi.
Ponderate con attenzione la modalità di presentazione del portfolio al vostro primo incontro. Gli account vorranno sapere per chi avete lavorato e conoscere anche l'evoluzione della vostra carriera. La loro ottica di investimento è a lungo termine. Adottate anche voi la stessa prospettiva.

2) Chiedete agli account quali tecniche usano per procurare gli incarichi: se fanno affidamento sulla pubblicità stampata, se hanno un sito Web, se vanno in giro con i portfolio in tasca, se hanno un atteggiamento propositivo. Cercate di scremare chi potrà effettivamente esservi di propulsione alla vostra attività dai cialtroni tutto chiacchiere e niente arrosto.

3) ln genere gli account chiedono una commissione pari al 25-30 percento degli introiti, ma a volte anche di più. Se siete abbastanza fortunati da trovare un account in gamba e con dei contatti validi, una delle prime cose da fare è informarsi sulla percentuale della commissione. Cercate di negoziarla. Tutti negoziano.
Oltre alla commissione, gli account potrebbero addebitarvi una percentuale dei costi pubblicitari sostenuti per promuovervi: potrebbero essere anche pranzi di lavoro, o spostamenti. Verificate quanto potrebbe costarvi nel primo anno e chiedetevi se potete permettervelo.
Informatevi se il pagamento è anticipato o se potete saldarli a pagamento avvenuto dal cliente (ma non fatevi troppe illusioni su questo punto). 

4) Gli account possono avere la rappresentanza in esclusiva dei vostri lavori e quindi voler anche gestire tutti i clienti, anche quelli che avevate prima di contattarli. Siete disposti a “cederli"? Ecco un altro punto da discutere prima di prendere la decisione finale.

5) Gli account non tollerano chi lavora per i clienti senza esserne informati e messi in copia su tutto. Alcuni clienti sono un po’ subdoli, e potrebbero portarvi involontariamente a commettere questo errore. Se ci tenete a conservare il vostro account, cercate di improntare tutto alla massima trasparenza.

5 commenti:

Ettone ha detto...

lo vedi? Per gli account non c'è nemmeno bisogno di commenti.
AH AH

deviot ha detto...

Io la vedo cosi: l’account è un po’ come una cameriera, però della pubblicità.
Sta in mezzo: tra le lamentele di coloro che cacciano i soldi e gli scazzi di chi deve produrre il lavoro.
L’account fa accomodare il cliente, lo assiste nelle scelte, gestisce il tutto e poi gli porta il conto.
Deve saperne un po’ di video, un po’ di audio, un po’ di cromia e un po’ di economia (fortunatamente solo un po’), proprio come una cameriera deve sapere esattamente la ricetta degli strozzapreti spinaci e speck, come aprire una bottiglia di vino e come compilare una ricevuta a mano per il conto.
E poi impari a tenere in bilico le parolacce sulle labbra, sforzandoti di non farle cadere. Poi saluti con riverenza, ti giri, alzi i tacchi e che il torpiloquio abbia inizio. Quante volte.
Io la cameriera l’ho fatta, mi è sempre piaciuto. Eppure mi ero ripromessa di non cascarci mai più…
Adesso faccio l’account e, se mi ripromettessi di non farlo più, tornerei a fare la cameriera.

Shadow Lionheart ha detto...

Molti tra grafici e creativi non vedono di buon occhio la figura dell'account, giudicandoli inutili o a volte persino dannosi… ma è veramente così?

La risposta è NO! Nessuna azienda pubblicitaria chiederebbe mai al creativo di lavorare direttamente col cliente perché non vorrebbero mai che la loro azienda o comunque il loro successo siano in mano a qualcuno che, se appena ci sa fare, gli porterebbe via il cliente.

E ad ogni modo la realtà dei fatti in Italia vede tutt’ora molte aziende pubblicitarie da 4 soldi con account pagati 600 euro al mese part-time e nel peggiore dei casi pure full-time allo stesso stipendio… e se tutto va bene in regola perché spesso non si fanno scrupoli a pagare in nero o usando sempre la famigerata ritenuta d’acconto (versando a carico del lavorante stesso circa il 20% di tassse, quindi in mano al lavorante gli rimane ben poco).

Inutile dire che le cose all’estero sono molto ben diverse, gli stipendi degli account non sono roba da fame, senza contare che gli stagisti delle scuole anch’essi vengono remunerati… ma in Italia no! Ancora un esempio di sfruttamento! E per di più non vengono nemmeno rimborsate le spese se non in alcuni rari casi.

E in tutto ciò... hanno anche il disprezzo e il fastidio da parte dei graphic designer. :-/

Ettone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ettone ha detto...

Sia chiaro che non ho nulla contro la figura dell'account... anzi ritengo sia un lavoro difficile e allo stesso tempo appassionante.

Tuttavia se il sentore nazional/mondiale è quello di "non amore" (notate come ho evitato la parola ODIO) da parte dei creativi è forse perché in pochissimi casi l'account si limita a fare l'account.

Parliamoci chiaro: l'account, come ben descritto dall'esempio di Deviot, deve saper "vendere" il proprio prodotto, conoscerlo meglio che può, ma se non lo è, non si deve sostituire al "creativo". Nel momento in cui l'account si sente padrone del mondo solo perché è lui che "porta a casa i soldi" e si sostituisce al creativo o allo chef in questione entrando in cucina a dettar legge su ingredienti oppure, ancora peggio, non sa trasmettere al cliente le scelte "creative" dello chef, allora personalmente ritengo che l'account non sappia fare il proprio lavoro.

E non voglio nemmeno sentire le classiche scuse del tipo "sì, però tu non hai a che fare con quel cliente che rompe le balle e non capisce niente"... perché saper rispondere a quelle risposte fa parte del "tuo lavoro" e non di quello del creativo.

E purtroppo... e dico purtroppo... in anni di esperienza ho incontrato rarissimi casi di creativi soddisfatti degli account... Quindi la cosa mi fa pensare se ci sia qualcosa da rivedere..

Aggiungo solo che non è vero che non esistono aziende dove l'account è anche un creativo. Esistono eccome e in quei casi (tocco con mano tutti i giorni) la cosa è molto più semplice perché ci si capisce al volo e si parla la stessa lingua con i clienti. E le cose funzionano.

Forse bisognerebbe pensare di più a formare i team di un'agenzia, a creare i giusti equilibri all'interno e non a buttarli nel mucchio solo sulla base di "costi", "curriculum", "contatti", "conoscenze"... e tanto altro.