sabato 31 ottobre 2009

La killer application.

Se questa nuova applicazione per iPhone non convincerà i pochi che non ne hanno ancora uno a comprarlo, allora non so proprio cosa.

giovedì 29 ottobre 2009

E Dio (stufo) creò il Mac.

C'è sempre qualcuno che pensa di essere romantico o – peggio ancora – vintage, quando rimpiange "i bei vecchi tempi" quando non c'erano i computer (almeno, non uno in ogni casa) e "si faceva tutto a mano".
Ho qualcosa da dire a costoro: non sempre fare le cose a mano è meglio.
Ve lo dice un idiota che ha sborsato decine e decine di migliaia di lire (allora, c'erano quelle) per quei dannati fogli di caratteri trasferibili, brevetto della Letraset risalente agli anni sessanta, e che ha lanciato alcune delle imprecazioni più colorite della sua vita a) cercando di usarli componendo brevi titoli sforzandosi di non farli sembrare allineati da un ubriaco e senza spezzare le aste più sottili e b) quando, sul più bello (solitamente alle 19.30, momento in cui ogni cartoleria della città tirava giù le saracinesche) finiva la letterina che serviva per completare la scritta, ed era costretto a ricorrere a sotterfugi pietosi, quali capovolgere una "V" e aggiungere un trattino col pennarello per ottenere una "A", o usare una "Q" e poi grattare via con la lametta la zampa di troppo per racimolare una "O", o ancora taroccare una "F" per rimediare una "E" e via ingegnandosi.
Odiavo a tal punto quel sistema preistorico che qualche dio, lassù, dovette stufarsi di essere chiamato continuamente in causa dal sottoscritto, e nel 1984 creò il Macintosh, con una riserva infinita di "A", "O" ed "E" disponibili alla semplice pressione di un tasto... tutte perfettamente integre ed allineate.
Ditemi se non sembra un'invenzione divina, un Dono del Cielo.
Era un sogno, non potevo crederci.
Trasferii immediatamente tutti i fogliacci di trasferibili che possedevo (ed erano un bel po', potete credermi) in bagno, per scoprire che non valevano niente neanche per pulirsi il deretano, e mi misi alla cinghia per risparmiare abbastanza da comprare uno di quegli scatoloni beige pieni zeppi di lettere elettroniche.
Insomma, l'altra notte ho avuto un incubo terribile.
Ero alla tastiera del mio Mac, e stavo scrivendo col mio word processor un importante documento. Avevo quasi finito, potevo consegnare il lavoro quando all'improvviso mi si apriva una finestra d'errore: Hai finito le lettere disponibili.
Mi sono svegliato tremante, ho acceso il Mac e ho cominciato a digitare all'impazzata vocali a caso: AAAAAAAAUUUUEEEEOOOOIIIIIIIIII.
Il Mac non ha fatto commenti e ha eseguito in perfetto silenzio.
Rassicurato, ho spento tutto e sono tornato a letto.
Prima, però, ho salvato il mio file pieno di tante belle vocali.

mercoledì 28 ottobre 2009

Non si è mai troppo vecchi per certe cose...

Anche se – almeno per ora – ho appeso il mantello al chiodo, tanti altri ultramaggiorenni continuano a divertirsi con costumi e mascherate varie (per i più distratti, sto parlando di cosplay).
In più occasioni ho rimarcato come in Italia tanta buona volontà non sia sempre accompagnata da un'accuratezza nel riprodurre i personaggi del caso, ma visto che – ufficialmente – il fine è farsi quattro risate, immagino non abbia senso andare troppo per il sottile.
Chi fa sul serio, invece, sono i tipi di Gotham Public Works, un sito di fan dedicato al mondo di Batman, costituito da un esercito di bravissimi cosplayers (QUI le loro gallery) che da tempo ha annunciato l'uscita di un lungometraggio indipendente che coinvolge Batman, Batgirl, il Joker, la Cacciatrice, Il Cappellaio Matto, Catwoman, il Pinguino, Harley Quinn e Due Facce.
Non starò troppo a tirarla: il teaser (qui sotto) sembra promettere sfracelli (costumi, makeup, fotografia e regia sono parecchie spanne sopra il consueto livello delle produzioni amatoriali) ma Batman Forsaken, questo il titolo, è da oltre due anni in produzione senza che ci sia ancora un accenno di data di uscita.
Inutile dire che, quando e qualora decidessero di metterlo infine in circolazione, sarò là in prima fila... ma, ragazzi, non facciamoci notte, eh.

martedì 27 ottobre 2009

Il solito vecchio trucco.

Lo sapevate che da Blockbuster stanno facendo gli sconti?
Visto che hanno prezzi da banditi, e la gente comincia a girargli al largo, i furbastri hanno capito l'antifona, e sono ricorsi al vecchio trucco delle Offerte Speciali. Noleggiare un film costa sempre 4,95 euro (non hanno nemmeno la faccia di scrivere cinque euro), ma adesso se ne noleggiate due spendete solo otto euro, se ne noleggiate tre dieci, e così via.
Insomma... il solito vecchio trucco del "prendi tre, paghi due" che porta il consumatore poco accorto a comprare il doppio di quanto avrebbe normalmente acquistato.
E io, vi sembro un consumatore accorto?
Ovvio che no, vista l'offerta mi sono brillati gli occhi e ho subito noleggiato tre film a dieci euro. Sì, lo so, non dite nulla. Zitti.

Eagle Eye, di D.J. caruso, 2008

Carino.
Ma vale giusto il prezzo del noleggio.
Il regista sembra aver mescolato Nemico Pubblico dove Will Smith e Gene Hackman mostravano usi e abusi della tecnologia per violare la privacy dell'individuo, The Net, dove veniva posto l'accento sull'onnipresenza occulta (e potenzialmente malevola) dei computer in ogni aspetto delle nostre vite, Terminator dove un'Intelligenza Artificiale governativa decideva che l'uomo spesso è un impaccio da togliere di mezzo, e persino Wargames, dove il solito supercomputer della Difesa iniziava a fare di testa sua per il bene della grande nazione americana.
Ci piazza il protagonista di Trasnformers che quanto ad espressività è inferiore ai suoi comprimari di metallo trasformista, Michelle Monaghan bella ma male assortita, più due altri bei nomi di hollywood quali Billy Bob Thornton e Rosario Dawson nel ruolo degli inseguitori.
Il film parte e monta inanellando una serie di scene d'azione anche ben girate, ma quando arriva al clou della vicenda il regista si mostra incapace di tirare le fila e dare un colpo di coda degno delle aspettative (oltre che delle risorse impegnate fino a quel momento), scadendo nel più standard dei finali standard di genere.
Peccato, perché poteva essere l'occasione buona per mettere all'indice un certo tipo di politica di azzeramento della privacy messa in atto in nome di una generica "sicurezza nazionale"... in definitiva, il vero prezzo che tutti noi stiamo pagando dopo l'undici settembre.
Se invece lo prendete come puro intrattenimento da divano e popcorn, Eagle Eye riserva le sue soddisfazioni. Produzione Steven Spielberg.

Passato Prossimo, di Maria Sole Tognazzi, 2003

Periodicamente, qualcuno si cimenta nella difficilissima impresa di rievocare le suggestioni e le malinconie de Il Grande Freddo, e regolarmente tira fuori un prodotto assolutamente evitabile.
Quest'opera prima di Maria Sole Tognazzi, che arriva alla regia dopo svariati film in veste di assistente o di aiuto, dopo spot e videoclip, non ha solo il difetto di essere pretenzioso (l'ambizione porta anche a buoni risultati) ma, è in termini molto semplici, brutto.
Il fatto è che la Tognazzi non sembra avere la minima consapevolezza del linguaggio e degli strumenti cinematografici che ha a disposizione.
Sorvolando sull'antipatia di tutti i protagonisti, nessuno escluso (neppure lo Yorkshire che condivide il suo nome con quello del suo veterinario), l'impressione che ho avuto è che dietro la macchina da presa ci sia una persona a cui manca ancora il mestiere, che non sa dove mettersi, che non riesca a mettere assieme un campo e un controcampo, a far capire quando si scivola in un flashback e quando se ne esce, a sottolineare un'emozione con l'impiego di un primo piano, a imprimere un ritmo e soprattutto a coordinare un cast non proprio di esordienti (tra gli altri, la Cortellesi, Claudio Santamaria e Pierfrancesco Favino) in un unico film e non in una serie di siparietti che i dialoghi (che magari vorrebbero essere di stampo verista e risultano solo scialbi e banalotti) non riescono a nobilitare.
Bocciata anche la colonna sonora (che poteva, se usata bene, dare almeno lei una connotazione nostalgica al film).
In poche parole, siamo lontanissimi dal modello citato in apertura, ma anche da Compagni di Scuola (che, pur proponendosi come una commedia, ha il grande merito di avere un cast perfettamente orchestrato).
Da risparmiarvi il noleggio e – secondo me – anche il passaggio televisivo occasionale.

Duplicity di Tony Gilroy, 2009

Beh... dal regista di Michael Clayton mi aspettavo qualcosa di più.
Sempre in bilico tra commedia e spy-thriller, la Owen e l'equina Roberts mettono in scena un film gradevole ma non eccelso, un compitino molto ben scritto ma privo di sprazzi, a tratti ripetitivo e con alcune lungaggini che non giovano alla scorrevolezza, già minata dal montaggio studiato con numerosi flashback che costringono lo spettatore a un continuo "reset" di quanto hanno appena visto.
Intendiamoci, è fatto tutto con un certo mestiere, e ci sono almeno un paio di sequenze molto intriganti, ma puntare tutto (o quasi tutto) sulle schermaglie verbali ed espressive tra Clive Owen e la Roberts inficia quello che poteva essere una pellicola all'altezza del miglior Ocean's Eleven.

sabato 24 ottobre 2009

Due modi per fuggire l'umana miseria.

Sapete come la penso, avere un gatto in casa è un privilegio.
Averne due, spesso è come avere uno schermo televisivo perennemente sintonizzato su uno di quei programmi apparentemente banali, ma dai quali non riuscite a staccare gli occhi.
Del resto, anche Albert Schweitzer lo diceva: ci sono due modi per fuggire l'umana miseria: suonare l'organo e osservare i giochi dei gatti.
Dei due che allietano la mia esistenza, Elvis è quello mai cresciuto, e che, molto probabilmente, non crescerà mai. Ha sempre voglia di giocare. Sempre.
Dice male a Teppa, che, esattamente come accade tra gli umani, ha tutt'altra indole rispetto il suo compagno d'appartamento. Basta osservarlo cinque minuti, e tutto il suo essere gattesco trasmette l'essenziale messaggio: non rompetemi le palle.
Ma per Elvis non c'è verso: sei lì, ti tocca giocare con me.
E i loro siparietti di combattimento sono da popcorn.
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giovedì 22 ottobre 2009

[TUTORIAL] Vector girl

Quando ho visto il designer Bill Labus illustrare questo tutorial di Photoshop, mi è venuta immediatamente voglia di provarci... anche perché è un effetto che volevo ricreare da tempo, e solo ora inizia ad essere vagamente abusato.
In buona sostanza, si tratta di creare l'impressione che un corpo solido (una persona, un oggetto) sia interamente composto di forme vettoriali. Per ottenere questo effetto, ho usato maschere di ritaglio e mappe di spostamento, due funzioni non esattamente basiche, ma comunque alla portata di tutti.

Fase 1
Per iniziare, create un nuovo documento di dimensioni a piacere, riempitelo di nero pieno e quindi incollatevi sopra l'immagine che avete deciso di trattare. Nel mio caso, ho usato una bella fotografia dell'ancor più bella Victoria Beckham. Scontornatela con gli strumenti che più preferite (suggerisco sempre l'uso dei tracciati Beziér convertiti in selezione), ed eliminate lo sfondo intorno il soggetto principale.

Fase 2
Duplicate il livello del viso, e desaturatelo completamente: potete usare la scorciatoia di tastiera Shift/Control/U. Quindi andate su Filtro> Sfocatura > Sfocatura con lente.
Applicate una sfocatura morbida, senza esagerare. Diciamo che devono sparire tutti i dettagli superficiali del viso.
A questo punto, salvate il documento con un nome diverso, accertandovi che il livello che avete appena sfocato sia in cima tutti gli altri. Salvatelo in formato Photoshop e mettetelo via: questa diventerà la vostra mappa di spostamento, che userete più tardi.

Fase 3
Ora abbiamo bisogno di qualche bella forma vettoriale, che andranno a combinarsi per formare il volto di Victoria (o qualsiasi altra immagine abbiate scelto). Io ho usato alcune forme acquistate su iStock, ma se ne avete di vostre fate pure. Inutile dirvi che saranno proprio queste forme a definire la vostra composizione.

Fase 4
Questo è un passaggio cruciale. Dovete posizionare le forme che avete scelto sul viso di Victoria, ruotandole e ridimensionandole come credete, ma non a caso... io sono stato attento a sistemarle in modo che ci fosse un certo "affollamento" nella parte anteriore del viso, dove mi interessava vi fosse più dettaglio, e andando ad alleggerirsi verso la nuca.
È importante non esagerare con il numero di forme che userete. Se ne metterete molte, l'aspetto sarà più complesso e intricato, ma quasi tutta l'immagine originale resterà visibile... mentre scorgere lo sfondo nero attraverso le aeree lasciate libere tra le forme è il segreto per rendere efficace questo tipo di immagine.

Fase 5
Ora selezionate la forma vettoriale più in alto sulla palette Livelli, andate su Filtro> Distorsione > Muovi. Riempite i campi come nello screenshot qui sopra, con selezionati i radio button Allunga e adatta e Ripeti pixel del bordo.
Quando farete clic su OK, si aprirà una finestra di dialogo che vi chiederà di selezionare il file che volete usare come mappa di spostamento.

Selezionate il file che avete salvato in precedenza in formato Photoshop, e cliccate su Apri.
In breve, le mappe di spostamento prendono un oggetto (nel nostro caso la forma vettoriale), e utilizzando un altro file di immagine (la mappa di spostamento) lo deformano adattandolo alla mappa: per farlo, utilizza i colori della mappa, allargandolo sui pixel più chiari e stringendolo su quelli più scuri, simulando in questo modo una mappatura 3D su un'immagine 2D: questo è il motivo per cui abbiamo desaturato l'immagine. La mappatura utilizza solo gradazioni di grigio (luce e ombra). Abbiamo anche sfocato l'immagine perché la mappatura, molto accurata, se avesse seguito ogni più piccola texture sul volto di Victoria sarebbe risultata mossa e seghettata.

Fase 6
Ora che avete applicato la Mappa di Spostamento su tutte le forme vettoriali, dovete duplicare il livello originale di Victoria tante volte quante le forme che avete usato.
Collocate ogni copia del livello sotto le rispettive forme vettoriali, con una copia in cima alla palette Livelli. Quando avete finito, la vostra palette Livelli dovrà avere un aspetto simile a quello nello screenshot qui sopra: un alternarsi di immagini e forma vettoriale.

Fase 7
Ora vanno create le maschere di ritaglio, che trasferiranno l'immagine di Victoria nelle forme vettoriali. Per ogni copia del suo viso, utilizzate il tasto destro del mouse per selezionare la voce di menù Crea maschera di ritaglio. Non vedrete alcun cambiamento visibile, ma è del tutto normale. Ci vuole ancora un minuto o due. Avrete conferma che la maschera è stata creata vedendo comparire nella palette una piccola freccia rivolta verso il basso e la forma vettoriale nel livello sottostante sottolineata.

Fase 8
Ora che avete effettuato tutte le maschere di ritaglio, dovreste iniziare a vedere qualcosa di simile all'immagine qui sopra. A questo punto, selezionate la forma vettoriale più in alto nella palette Livelli ed aggiungete un effetto di livello.Create un'ombra esterna, usando l'angolo che vi sembra più appropriato. Io ho utilizzato 75° e le impostazioni di 10, 10 e 20 pixel rispettivamente per Distanza, Estensione e Dimensione.
Questi valori variano a seconda della dimensione dell'immagine.
Quando siete soddisfatti, selezionate Copia Stile Livello e applicatelo su tutte le altre forme vettoriali, sempre usando il tasto destro del mouse sul nome del livello.

Fase 9
A questo punto, è fatta. Il volto di Victoria sembrerà composto unicamente da forme vettoriali che la definiscono con una certa tridimensionalità. Io ho aggiunto una sfumatura radiale nell'angolo in alto a destra, in modo che corrispondesse con l'ombreggiatura generale.
Ho eseguito qualche ritocco intorno gli occhi, ho aumento il contrasto e aggiunto del testo, fino ad ottenere il risultato che vedete in apertura del post.
Questa tecnica può essere applicata a qualsiasi immagine... la chiave per farla apparire convincente è la corrispondenza degli oggetti vettoriali alla forma e ai contorni dell'immagine di partenza, e curare il "flusso" che la avvolgono.

Quanto sei creativo?

Molti credono che gli spot pubblicitari rispecchino la vita reale, perché devono creare identificazione: solo così il consumatore – teorizzano – potrà riconoscersi in ciò che vede e acquistare ciò che vendi.
La realtà, signori, è un'altra.
Spesso gli spot e le immagini pubblicitarie mostrano i sogni e le ansie dei creativi che ci sono dietro. Capita così che la tipica famiglia pubblicitaria sia l'ologramma della famiglia creativa, non certo di quella italiana. Infatti solo una famiglia creativa scrive sulla tovaglia, mangia per terra, veste trendy anche a tavola, e poi trova il tempo per apparecchiare con le candele, scrivere poesie sul muro e guarnire cestini etnici, ma non per cucinare (viva i surgelati).
I creativi, dicevo. Ancora oggi mi chiedo come mai centinaia di ragazzi e ragazze di tutte le età e formazioni culturali, pur di lavorare in pubblicità e fregiarsi del titolo generico di "creativi" rinuncerebbero ad avere una vita propria.
Bene, per tutti costoro, gli aspiranti creativi, quelli che pensano che entrare in pubblicità è come entrare nel mondo dello spettacolo dalla finestra anziché dalla porta, quelli pronti a trasferirsi in un'altra città, magari Roma o Milano, perdere le amicizie i contatti, affrontare spese e sacrifici per lavorare dove ora sono io, ho pronto un piccolo test.

Scegliete una risposta senza rifletterci troppo:
- Per una serata alternativa indossi:
a) tunica indiana, collanine di plastica e New Balance
b) tuta da operaio e accessori griffatissimi
c) spezzato misto: camicia di seta D&G e pantaloni pigiama Oviesse
d) t-shirt e jeans, chiavi appese al collo, occhiali da sole
-Per una cena con amici preferisci:
a) pizzeria
b) insalateria
c) giapponese
d) un aperitivo
-Per una cena con colleghi preferisci:
a) trattoria
b) buffet in ufficio
c) ristorante
d) sushi bar
-Per rilassarti:
a) ascolti musica classica
b) fai un'ora di spinning in palestra
c) segui un corso di yoga
d) leggi un autore sconosciuto
-Il tuo hobby preferito è:
a) collezionare dischi in vinile
b) fare le candele
c) dormire
d) non avere hobby
- Nel rapporto di coppia sei:
a) dolce e sensibile
b) lunatico e insofferente
c) presente, ma non troppo
d) quale rapporto?
- Quale di queste cause sposeresti?
a) fame nel ondo
b) inquinamento
c) deforestazione/desertificazione
d) non chiedermi di impegnarmi
- Politicamente ti senti di più:
a) di sinistra
b) di sinistra
c) di sinistra
d) di sinistra
- La tua frase cinematografica preferita è:
a) domani è un altro giorno
b) ho visto cose che voi umani
c) che la forza sia con te
d) 'o famo strano?

Se avete dato più risposte "d", allora siete già degli ottimi creativi... almeno, all'apparenza.
Infatti l'identikit del perfetto creativo vuole che costui si vesta in modo alternativo quando tutti si vestono normale e normale quando tutti si vestono alternativi, senza però rinunciare ad un tocco di estro per distinguersi dal comune sfigato con cui gioca a confondersi.
Il perfetto creativo beve. I pohi astemi vengono guardati con sospetto. L'alcool è un retaggio dei vecchi pubblicitari che hanno sostituito la coca con una droga più intellettuale e più sofisticata. Negli anni ottanta girava parecchia roba e il creativo era un rivoluzionario sovversivo autolesionista. L'illegalità, il disprezzo per la vita, il costo elevato delle sostanze stupefacenti contribuivano a rafforzare l'appartenenza ad un mondo di pochi: ora che si sniffa
anche alle elementari, gli dèi sono costretti a cambiare nettare. Oltretutto, il fragolino costa meno della boliviana.
Altra caratteristica tipica del pubblicitario è l'appartenenza alla sinistra (intesa come come corrente filosofico-intellettulae di illuminati che si adoperano per il bene collettivo, scendono in piazza contro il capitale, manifestano con i noglobal e si schierano con emarginati, gay e disperati). Poi lavorano per multinazionali (spesso americane) che vendono superfluo e regalano illusioni, con un portafoglio da operai e uno stipendio da dirigenti.
Si reputano più intuitivi di antropologi e psicologi, più furbi di commercianti e imprenditori, più intelligenti di opinionisti e giornalisti, al di opra della politica, oltre le convenzioni, al di là dei limiti.
Tutto questo quando non sono impegnati a vendere pannolini e minestroni in busta.

martedì 20 ottobre 2009

Mi piace!



Qualcosa, dunque, bolliva in pentola.
Gli Apple Store hanno da poco riaperto e con un sacco di novità: nuovi iMac con design leggermente rifinito e un nuovo gigantesco modello da 27 pollici, un nuovo Macbook che millanta 7 ore di autonomia, MacMini potenziati, un nuovo telecomando e un nuovo mouse.
La cosa più interessante, almeno per me, è questo nuovo Magic Mouse, il nuovo mouse Apple bluetooth dotato di tecnologia multi-touch.
Niente più pulsanti, né sferette, rotelle o nulla di nulla. Solo una scocca liscia e sensibile al tatto che ne fa un'unica superficie cliccabile. Ora si può scorrere in qualsiasi direzione con un dito, sfogliare pagine web e foto con due dita, fare clic e doppio clic dove si vuole. All’interno c'è un chip che capisce le intenzioni dell'utente: ad esempio, capisce se voglio scorrere o sfogliare.
È completamente personalizzabile, costerà 70 euro e sarà disponibile a fine di Ottobre.
Che dire? Finalmente potrò scagliare dalla finestra il Mighty Mouse, che funziona egregiamente per una settimana e poi devi inventarti tecniche assurde per pulirlo e farlo tornare operativo.
E poi, sembra proprio bello, il che non guasta di certo.
Trovate QUI tutte le info.

Ci risiamo...

Lo ammetto: ogni volta che vanno offline gli Applestore (e stavolta si sono spenti uno dopo l'altro), mi emoziono come un ragazzino la notte di Natale.
I soliti bene informati promettono nuovi MacBook in policarbonato, nuovi iMac, update del Mac mini, un nuovo mouse multi-touch e altro che non oso nemmeno immaginare.
Io voglio un Mac con l'Intelligenza Artificiale, ma temo che non l'avrò oggi.
Vediamo.

domenica 18 ottobre 2009

PSD Revolution. Ottavo raduno.

Davvero un bel raduno, anche se in forma ridotta e dichiaratamente informale.
Mi sono divertito un sacco.
La location era un suggestivo casale nel bel mezzo della campagna umbra, impossibile da trovare senza un navigatore satellitare o senza seguire la Punto di Emanuele che ci ha guidati fin lassù.
Ho reincontrato vecchi amici.

Ho reincontrato Antonella e con lei mi sono fatto tra le più irrefrenabili risate del raduno ("pizza con l'acciugAAAH").

Ho conosciuto Fernanda (Mandrake CHI? Aaaahhh! Mandraghee!!) , che dopo l'impatto iniziale con noialtri nerd, si è fatta dipingere il corpo (digitalmente).
Ho realizzato un'illustrazione digitale a quattro mani con Emanuele.
Con Sauro abbiamo parlato e dissertato di cinema e letteratura di fantascienza.
Cristiano ha tentato (invano) di portarmi sulla via del bushido.Si è mangiato...
Si è bevuto...
Si è parlato...
Si è scattato fotografie...
...e, per non tradire il nostro animo nerd, abbiamo smontato e rimontato computer come un marine dell'esercito smonterebbe e rimonterebbe il suo fucile.
In tutto questo, Emanuele si è fatto un gran culo, e di questo non posso che essergli intimamente grato.
Che altro aggiungere? Che giorni come questi sono rari e che quando l'essere umano si trova nella compagnia giusta, finisce inevitabilmente col dare il meglio di sé, riuscendo persino a fare finta che ci sono tante altre cose che non sono e non vanno come dovrebbero.
Alla prossima, amici.

venerdì 16 ottobre 2009

Gentlemen, start your computers.

Tra qualche ora parto per Spoleto e per l'ottavo raduno di PSD Revolution, un forum di allegroni (e meno allegroni) che millanta di saper usare Photoshop, come il sottoscritto, del resto.
Emanuele quest'anno si è preso la briga di organizzare il tutto (tanto di cappello, io non l'avrei mai fatto) e ha persino propagandato sulla stampa locale e sul web la cosa come un mega-evento iperprofessionale.
Certo... si parlerà (anche) di fotoritocco, risoluzione, plug-in, tutorial, arte digitale e pubblicità. Ma, detto fra noi, quello che mi interessa è ritrovarmi con alcuni buoni amici extraromani e cazzeggiare con loro nel bel mezzo della campagna umbra.
Se la cosa vi interessa, l'evento è aperto a tutti.
Altrimenti, leggerete il mio solito resoconto e guarderete un po' di fotografie di perfetti sconosciuti nerd come pochi altri.
Baci. Ci vediamo al ritorno.

p.s. la locandina qua sopra è opera mia. Potevo non andare?

lunedì 12 ottobre 2009

Romics 2009

Anche questo Romics 2009 è andato.
Cose che sono rimaste uguali: la collocazione in un luogo sperduto nel nulla a metà tra la città e l'aeroporto. L'amplificazione tuttora sottodimensionata. L'organizzazione del cosplay contest impacciata e penalizzata da ritardi cronici. La netta sensazione che ci sia ancora, tra gli organizzatori, chi non abbia compreso la portata del fenomeno cosplay, fenomeno che porta la manifestazione a fare i numeri (e gli introiti) che fa (il sorpasso sui fumettari è già avvenuto anche se nessuno lo dice a chiare lettere).
Cose che sono peggiorate: il parcheggio adesso costa 7 euro contro i 5 dello scorso anno, alla faccia della crisi.
Cose che sono migliorate: lo spazio per l'area cosplay. Qualcosa che si avvicina di più alla definizione di "palco", anche se non ci siamo ancora (per una platea di migliaia e non centinaia di spettatori doveva essere un buon metro più alto), il livello stesso dei cosplayer, in alcuni casi straordinari per fattura e in altri per fantasia.
Qui sotto trovate una breve galleria.
Per il resto: per la prima volta in vita mia, sono tornato a casa senza neanche un fumetto nella borsa. Di quello che non trovo normalmente alla mia solita fumetteria di fiducia (dove peraltro mi fanno lo sconto e al Romics no) alcune cose costavano davvero troppo care e mancava la strenna, il volume o la miniserie presentata per l'occasione, magari in un mini-evento nell'evento che avrebbe costituito uno dei migliori lanci pubblicitari a una frazione del costo di una vera campagna.
Ma, del resto, io sono solo un fruitore e certamente qualche dinamica mi sfugge...

domenica 11 ottobre 2009

Lo sapevi che?...

L'altra sera, dopo aver passato tre settimane ad ascoltare – in macchina, a casa, sull'iPod – lo stesso disco, cioè Vicious Delicious degli Infected Mushroom, meraviglioso, non pago, ho avuto un sussulto enciclopedico. Ho desiderato avere tutti i dischi degli Infected Mushroom e farli risuonare insieme, uno in cucina, uno in bagno e uno in terrazza... non ho la terrazza? Vabbé in camera da letto... Ma dove trovare i dischi di questo duo israeliano alle due di notte?
Internet! Vado sull'iTunes Store, scrivo Infected Mushroom e mi vengono segnalati cinque dischi, di cui Legend of the black Shawarma, nuovissimo, appena uscito! Dodici tracce, otto euro e novantanove, un affare, ma, appena ho avviato il download, ecco una schermata non richiesta, in cui iTunes mi dice:
"Ehi, ma lo sai che tutti quelli che hanno comprato gli Infected Mushroom hanno comprato anche questi altri dischi?"
"Ma va? Non lo sapevo", rispondo al software. "Che dischi sono?"
"Gli Astrix".
"Giusto, bravi... gli Astrix. Non ce li ho... quanto costano?"
Ma chi se ne frega, su iTunes ogni pezzo costa meno di un caffé, e vuoi mettere, ti dura per sempre, clicco su "download" e, di nuovo: "Ehi, ma lo sai che tutti quelli che hanno comprato gli Astrix hanno comprato anche questi altri dischi?"
E viene fuori una copertina bellissima, con un'elica di DNA stilizzata, di tali Circadians. Non li ho mai sentiti nominare, ma guarda che copertina. Devo assolutamente trovare un motivo per comprarli... uh! c'è una rcensione... lunga... la scorro... chi l'ha scritta? Friðrik da Reykjavik, cinque stelle! Premo "download".
Mi appare un'altra schermata: "Ehi, ma lo sai..." Ecco, secondo voi, in quante mosse si arriva dagli Infected Mushroom a Laura Pausini?
Io non lo voglio sapere. Sto per esaminare la nuova proposta, Headroom degli Artelligent, quando mi rendo conto che ho prosciugato il mio credito sull'iTunes Store.
Ma avevo ricaricato proprio la settimana scorsa...
Mi accascio sullo schienale della poltroncina. Mi hanno fregato un'altra volta.

venerdì 9 ottobre 2009

[Recensione] Bastardi senza gloria

Premessa d'obbligo: non sono mai stato un fan di Quentin Tarantino, e la mia personalissima opinione è che si tratti di un regista quantomeno sopravvalutato.
In gamba sì, ma non geniale.
Astuto quanto volete, ma non un visionario.
Intuitivo e quasi naif, ma non un rivoluzionario.
Ha saputo conquistarsi le platee di mezzo mondo con prodotti quali Le Iene (furbetto), Pulp Fiction (che ricordo a malapena), e i due Kill Bill (autocompiaciuti).
E, badate bene, non nego che il vecchio Quentin non conosca il segreto per tenerti incollato allo schermo.
Mestiere ne ha da vendere, e in questo Inglorius Basterds ne fa rumorosamente sfoggio.
Ma, il più grande cineasta dei nostri giorni?
Non credo proprio.
Inglourious Basterds è un film di Tarantino in ogni metro di pellicola, nel bene e nel male: sono presenti tutti i suoi stilemi, il suo linguaggio cinematografico, le sue idiosincrasie e i suoi vezzi, la sua gestione del ritmo, i suoi dialoghi, i suoi plateali omaggi ai maestri del cinema (la lunga sequenza d'apertura cita Sergio Leone ed è perfettamente compiuta come fosse un cortometraggio a sé stante), i suoi personaggi immancabilmente sopra le righe.
Ok, allora dov'è la fregatura?
È che tutto il suo cinema è un pretesto.
Un pretesto per mettere in scena quello che sa fare meglio e con cui si diverte un sacco: Inglourious Basterds NON è un film di guerra, NON è la storia di un manipolo di soldati americani di origine ebraica che fanno vedere i sorci verdi ai nazisti, no.
È un film di Tarantino, ecco cos'è.
La storia stessa tradisce continuamente le sue premesse (la storicizzazione degli eventi ed una certa dose di realismo), dipanandosi in una serie di quadri e di sottotrame (come il maldestro corteggiamento dell'eroe di guerra tedesco a Shosanna, sopravvissuta ad una strage nazista) animati da personaggi decentrati per eccesso ma sempre mirabilmente diretti (va detto), che potrebbero proseguire all'infinito.
Per gli appassionati del suo cinema, un capolavoro.
Per tutti gli altri, un divertissment che lascia trasparire tutto il suo mestiere e il suo autocompiaciuto citazionismo (e autocitazionismo).
Tutto sommato, consigliato.

mercoledì 7 ottobre 2009

Guarda e impara, 18

Lo so, questa ci vuole un secondo o due in più per capirla.
Ma è fantastica. :)

martedì 6 ottobre 2009

[RECE] Flashforward (pilot)

È stato reclamizzato come "L'erede di Lost", e da buon pubblicitario, avezzo alle promesse vuote e roboanti confezionate dagli uomini di marketing, non avrei dovuto farmi prendere più di tanto dalla curiosità di vedere il pilot di Flashforward... ma, da sempre convinto che una chance la merita chiunque e – ammetto – intrigato da qualsiasi cosa venga accostata a Lost, ieri sera ho visto il nuovo nato su cui la Abc ripone parecchie speranze.
Era da un po’ che ai piani alti del network stavano pensando ad una serie che potesse raccogliere lo stesso pubblico di Lost (la cui prossima sesta stagione sarà l’ultima), quando David S. Goyer ha proposto un’idea basata sul libro Flash Forward di Robert J. Sawyer (in Italia uscito col titolo Avanti nel tempo da Fanucci nella defunta collana Solaria).
La Abc ci ha rimuginato un po' sopra, e ha deciso di farne una serie TV.
Ecco l'evento-chiave della serie: una bella mattina, l'intera umanità, inspiegabilmente, perde conoscenza per 2 minuti e 17 secondi. Ogni essere umano si risveglia col ricordo di visioni, tutte diverse e personalissime, di ciò che avverrà tra sei mesi esatti.
A caldo le mie impressioni: se durerà, come nelle intenzioni degli autori, da tre a sette anni, probabilmente non sarò tra gli spettatori abituali di Flashforward.
A parte che l'incipit ricorda (seppure alla lontana) quello del Villaggio dei Dannati, Flashforward non mi ha esaltato per la qualità della sceneggiatura, decisamente ordinaria e non all'altezza di un soggetto potenzialmente intrigante; non discuto montaggio (impeccabile) ed uso (oculato) degli effetti visivi impiegati, ma nemmeno ravviso particolare creatività nell'impianto: alcune meccaniche tra i personaggi, sin troppo reiterate in dozzine di serie televisive che hanno affollato il piccolo schermo nell'ultimo decennio, sono davvero logore.
La serie sembra avere carburante sufficiente per procedere fino alla data fatidica dei sei mesi nel futuro... ma il punto chiave, secondo me, è come lo farà.
Immagino che la sola visione del pilot non sia sufficiente per esprimere un giudizio, ma, a pelle, credo che sceneggiatori e cast di Flashforward dovranno sforzarsi un bel po' per mantenere desta l'attenzione del loro pubblico.
Insomma, se sositituire Lost era il punto d'arrivo della Abc, c'è ancora parecchio lavoro da fare... detto questo, quaranta minuti la settimana ci si possono anche sprecare.
Flashforward viene trasmesso su Fox ogni lunedì alle 21.

Chiamare le cose col loro nome.

Uno dei segnali più inquietanti dell'attuale situazione politica italiana, è che ci siamo disabituati alla realtà pura e semplice: al punto che quando qualcuno osa chiamare cose e persone con il loro nome, si grida all'eversione.
Ed è inquietante in quanti siano rimasti in pochi, nel nostro Paese di assoggettati ed abituati, a urlare in un microfono: "Ma vi siete tutti rincoglioniti?"
Lo scudo fiscale? "Un provvedimento criminale di un parlamento mafioso".
Ecco, qualcuno ce l'ha fatta a sintetizzarlo in poche parole, e soprattutto a dirlo senza mezzi termini: tanto ci voleva?
Evviva la faccia.
Il Lodo Alfano? Uno stratagemma dei più ipocriti per parare il culo a un uomo che sarebbe costretto a dimettersi in quanto imputato in almeno tre procedimenti penali (che, per i teledistratti, sono il processo che coinvolge l'avvocato inglese Mills già condannato per falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari a favore di Silvio Berlusconi, un processo sulle irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi di Mediaset e un procedimento penale per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all'estero).
Da stamattina c'è una sentenza che autorizza a chiamare il premier col suo nome, senza troppi giri di parole: un criminale.
Solo che questa parola, che ben definisce il personaggio, è ancora sussurrata dai più, e tocca sempre a qualcun altro gridarla nei microfoni, perché le parole sembrano fare più paura dei fatti che esse descrivono.
C'è davvero da stupirsi che il programma più sensato provenga da un uomo di spettacolo che non esita ad accostare il nostro presidente della Repubblica a Ponzio Pilato?
Una volta di più: ma viva la faccia.
PS La vignetta in apertura viene da QUI.
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