sabato 31 dicembre 2011

Cyberluke Awards 2011.


È l'ultimo giorno di un anno ingrato, di quelli che cancellerei dalla memoria per la concentrazione di sfighe, disgrazie e incidenti grandi e piccoli che la metà bastava, grazie.
Chiunque tu sia (Dio, Gremlin, Gozer il gozeriano, entità soprannaturale o fattucchiera da due soldi incaricata di ficcare spilloni nella mia bambolina) ok, hai fatto abbastanza danni, cessa qualsiasi attività nei confronti del sottoscritto e dei suoi cari e torna subito al tuo luogo d'origine o nella più vicina delle dimensioni parallele (un bicchiere di spumante per chi riconoscerà la citazione).

Ciò che non mi ha ucciso può avermi lasciato storpio e sanguinante, come ricorda Davide nel suo blog, ma mi ha anche fortificato. E mi ha regalato un paio di insegnamenti niente male, di quelli che metto da parte che non si sa mai. Ha ridefinito qualche mio concetto personale, ha gettato luce su alcuni miei lati oscuri, ha stimolato più di una riflessione che altrimenti sarebbe rimasta ibernata in qualche recesso del mio cervello.
Ho isolato alcune cose che ho capito non funzioneranno mai, e ho rinunciato a percorrere certe strade, iniziando a sperimentarne di nuove.

Di alcuni ho realizzato che non posso e non devo aspettarmi più di tanto, e di altri che sono (e sono sempre stati) molto più di quanto io pensassi.

E per questo ho solo da rimproverare me stesso, per i miei errori di valutazione, le mie aspettative sbagliate, i miei film interiori, la mia tendenza a collocarmi al centro dell'universo o – a seconda delle volte – all'estrema e più oscura periferia di esso.



Ma, niente paura: continuerò a sbagliare.

L'augurio che riservo a me stesso per il nuovo anno è di incappare almeno in qualche errore nuovo.
Oltre, naturalmente, in qualcosa di meglio che si meriti gli awards di quest'anno che, come consuetudine, vado ad elencare e motivare.

MIGLIOR FILM


Super, di James Gunn (2010)
In Super, che non va accostato all'apparente collega Kick Ass, funziona tutto, e su molteplici livelli. James Gunn, cresciuto alla scuola della Troma, mette in scena una follia dal sapore artigianale, lontanissima dalle produzioni Marvel citazioniste e digitali e attraversata da lampi di iperviolenza che sono solo un primo strato sotto al quale si cela il vero cuore melodrammatico del film, reso alla stragrande da Rainn Wilson ed Ellen Page.
Distribuito in ritardo di un anno rispetto il resto del mondo, pochissimo pubblicizzato e rimasto in sala per pochi giorni, per me è il film da salvare in una stagione con moltissimo fumo (Super 8 in testa) e quasi zero arrosto.
Menzione d'onore: X-Men: L'inizio mi ha divertito parecchio e mi ha restituito interesse per un genere che sta esprimendosi sempre di più in prodotti (emblematici i due Thor e Capitan America) piuttosto che in opere cinematografiche degne di questo di nome.
Anche l'osannato Drive mi è sembrato talmente studiato a tavolino da non risultami meno artificioso di un qualsiasi film sui supereroi in tutina che salvano il mondo, e lo stesso Sorrentino, a mente fredda, non è andato oltre il solito compito tecnicamente ineccepibile.

MIGLIORE SERIE TV



Fringe, di J.J. Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci
La scottatura presa con Lost mi brucia ancora.
Da allora non ho certo smesso di cercare serie televisive degne di occupare frazioni del mio scarso e quindi prezioso tempo libero, rendendomi particolarmente critico nei confronti di chiunque cerchi di propinare la solita minestra riscaldata.
E mi riferisco in particolare al vecchio zio Steve e ai suoi Falling Skies e Terranova, la fiera dei cliché di genere servita in salsa digitale e a caro prezzo.
Idee di base semplici e non per questo cattive, sia chiaro, ma mortificate da script mediocri (quando va bene) e logori dal punto di vista dell'originalità.
Ho dato ben più di una chance a V e Caprica, e ho avuto ancor meno pazienza con Eureka, Paradox e Mistfists, anche se quest'ultimo parecchi spunti divertenti li ha offerti.
Stabilito che neanche questo Fringe è una serie capolavoro, e che la quarta stagione che sta andando in onda in queste settimane sembra piuttosto fiacca, il titolo della migliore serie TV del 2011 non può che essere suo.
Il gioco di incastri e riferimenti incrociati tra i due universi paralleli iniziato nella seconda stagione culmina e si compone alla grande nella terza, assistito da un cast sempre all'altezza e da parecchie sceneggiature da manuale.
Ora, se ad Abrams non scappa la mano anche stavolta...

MIGLIORE LETTURA
Lo Stato dell'Unione, di Tullio Avoledo (2005)
Avoledo è stata la scoperta dell'anno.
Scorrevole, sempre riconoscibile, capace di ficcare in un singolo romanzo fantapolitica, complottismo e fantascienza senza sembrare un wannabe Dan Brown, quest'anno mi ha tenuto compagnia con ben tre titoli (L'Elenco Telefonico di Atlantide, Lo Stato dell'Unione e Breve Storia di Lunghi Tradimenti) e un quarto è già in lista d'attesa.
Tra i tre, questo Lo Stato dell'Unione è quello che più mi ha coinvolto e pure uno dei migliori romanzi in assoluto che ho letto negli ultimi anni.
Stiamo parlando di letteratura di intrattenimento, certo, ma a conti fatti chi se ne frega se è realizzata con tale passione, cura e divertimento.
Finché non si esaurisce la sua vena (alcuni dicono che il momento è già arrivato quando si è messo a scrivere in tandem con Davide Boosta Dileo), io gli resto fedele.


MIGLIOR FUMETTO


Empowered, di Adam Warren
Come prevedevo (e temevo), a un ciclo talmente ben scritto e sceneggiato come quello di Dark Reign, non sono seguite nell'universo Marvel storie capaci di catturare la mia attenzione e soprattutto il mio seguito. Finché Iron Man continuerà ad essere disegnato da Larroca, immagino che continuerò a comprarlo... ma, a parte qualche bel volume monografico di roba già in mio possesso, sono state più le volte che sono uscito dalla fumetteria a mani vuote che le altre.
Sul podio avrei voluto che ci fosse Terry Moore e il suo ottimo Echo, ma dopo i due volumi usciti nel 2010 della sua graphic novel non si è più saputo nulla, così come dell'Homuluncus di Yamamoto (l'unico manga seguito dal sottoscritto, incredibilmente originale ma dalla cadenza ormai quasi semestrale)... e così, quest'anno, il miglior fumetto è stato il quarto volume di Empowered, che inizia probabilmente a ripetersi, ma resta altissimo nella qualità dei disegni e nella tecnica di narrazione figlia dei manga e del più classico fumetto superoistico americano fusi in uno stile assolutamente unico.
E poi, aspetto sempre di incontrare la versione in carne ed ossa di Elissa Megan Powers per sposarla.

MUSICA
Quando è uscito lo scorso marzo scrivevo che sarebbe stato il migliore disco dell'anno e niente di quello che è uscito dopo mi ha fatto cambiare parere.
QUI c'è una mia veloce recensione. Lo trovate nei negozi, sull'iTunes Store o in quegli altri postacci dove non sarò io a consigliarvi di andare, anche perché i soldi che costa li vale tutti.
Troppo bello per essere ignorato.
Menzioni d'onore: anche quest'anno, ho investito qualche decina di euro in una manciata di singoli acquistati su iTunes. Poca roba, in realtà, e poche nuove uscite. Tra i ripescaggi, la trascinante Run (I'm a Natural Disaster) di Gnarls Barkley e, tra le robe nuove, lo Squalo dei redivivi Litfiba.
Più un altro paio di cose che non confesserei mai su questo blog.


MIGLIOR ACQUISTO

Quando arrivi al lavoro la mattina, sei già incazzato e non sai neanche il perché, la colpa è probabilmente del traffico col quale ti sei dovuto confrontare spesso ancor prima di avere fatto colazione, ed uscirne indenne solo per affrontare lo stress di cercare un parcheggio che sia compatibile con il codice della strada (tutti i miei parcheggi "creativi" non sono stati apprezzati dalle squadracce di vigili urbani che tengono la mia fotografia incollata all'aletta parasole delle loro auto).
Stanco di comprare benzina per marciare a una velocità media di venti chilometri l'ora e di pagare multe per divieto di sosta, all'inizio dell'estate ho comprato uno scooterone, che mi fa risparmiare tempo, soldi e fegato.
Ottimo design, consumi bassissimi, prestazioni più che decenti per la sua cilindrata, l'ho usato senza parabrezza fino a metà dicembre prima di trasformarmi in un pupazzo di neve, e nella giornata del 23, negli ingorghi prenatalizi, mi ha fatto sentire come se avessi un paio d'ali.
Soldi spesi bene, lasciatemelo dire.

Menzione d'onore: finalmente sono passato a una reflex digitale.
E ho persino smesso di utilizzare la modalità "automatico" ed osare con diaframmi, tempi d'esposizione, bilanciamenti del bianco e tutta una serie di cose di cui non capisco assolutamente niente.
La Canon EOS400 è maneggevole, robusta, versatile, la batteria dura un mucchio e ha un catalogo di obiettivi e accessori infinito.
Tecnicamente sorpassata da altri apparecchi che riprendono filmati in full hd, è più di quanto io chiederei mai ad una macchina fotografica.


C'è anche un'altra cosa.
Un oggettino piccolo e semplice, ma di quelli che funzionano invariabilmente bene e fanno proprio comodo.
L'Apple Radio Remote è un telecomando a filo per iPod, e rappresenta un notevole passo avanti in termini di comodità e sicurezza per chi, come me, non rinuncia ad ascoltare la musica anche sullo scooter. Si usa con una mano sola, non è una fighetteria touch di quelle che coi guanti diventa inutilizzabile, non ha bisogno di batterie e incorpora un ricevitore radio.
L'ho usato talmente tanto che si è spaccato in due, e continua a funzionare.
Figlio di una generazione in cui Apple faceva ancora oggetti funzionali e di qualità.

MIGLIOR PROGETTO PERSONALE

Volevo vedere di nuovo le mie cose su carta, come succedeva una volta, prima che comperassi il mio primo computer e iniziassi il processo che avrebbe trasposto (e visto nascere) tutte le mie cose su uno schermo fatto di luce colorata piuttosto che su qualcosa di più materico.
L'esperimento è stato uno di quelli che mi hanno dato più soddisfazione, anche per il buon riscontro ottenuto tra tutti quelli che mi hanno richiesto una copia di Incorpo•Rated o di Visions, compendio su volume delle mie photoshoppate selezionate dell'ultimo lustro.
Ho volutamente non inserito alcun progetto commerciale (per quello realizzo noiosi portfolio che non aggiorno mai abbastanza spesso), e mi sono fatto guidare più dalla pancia che dalla testa e mi sembra che abbia funzionato.
Qui sotto, una delle illustrazioni realizzate per Incorpo•Rated (clicca per ingrandire).
È il mio regalo d'addio per quest'anno, e il mio saluto.
Ci vediamo tutti dall'altra parte.

mercoledì 21 dicembre 2011

Sono lo squalllllo.

Premesso che sono un fan dei Litfiba dell'ultimora, che della loro produzione mi piacerà un dieci per cento risicato ma in quel dieci per cento ci sono dei capisaldi del rock made in Italy e pezzi di poesia pura, premesso che il nuovo look di Pelù è, a voler essere indulgenti, imbarazzante... beh, premesso tutto questo il loro nuovo singolo spacca.

lunedì 19 dicembre 2011

Sono entrato...

...nella chat di Shakira.
Ne sono uscito spossato nel fisico e nella mente.
Ho proposto nell'ordine: un dibattito sulle sorti del poppettino facile facile. Un dibattito sui testi di Shakira. Un dibattito sull'opportunità di mettere in commercio il dvd del suo live a Parigi. Un dibattito sull'avvenenza fisica di Shakira mentre balla nel suo video di Waka Waka. Un dibattito sulle strappone della musica pop. Mi hanno preso nell'ordine a: male parole, male parole, male parole.
La metà. L'altra metà no: saluto Yideira, Sarah_2005, Andry boy e CeppaRulez. Erano tutti di Napoli. E allora gli ho detto:

Cyberluke: perché non andate a chiacchierare al bar?
Yideira: buona idea
Sarah_2005: ci sto!
Andry boy: anch'io
CeppaRulez: bravo cyber

Sono spariti. Sono rimasto solo a trattarmi male.

Cyberluke: però, che bonazza, eh, Shakira?
Cyberluke: Maniaco!

venerdì 16 dicembre 2011

Graphic Wars!

Sono le sette di sera, sono seduto dietro la mia scrivania in agenzia e sto pensando che forse, per una volta, riuscirò ad uscire di qui ad un'ora decente... quando si affaccia il boss nella mia stanza.
"Aspetta ad andartene. Hai presente la convention di [nome gigantesco cliente]?"
Io (alzando un sopracciglio): “Quella che ci sarà tra due settimane, a ridosso di Natale?”
Boss: “Quella. Solo che non ci sarà tra due settimane, ma la prossima. Chiudono anticipatamente gli uffici e così dobbiamo consegnare le grafiche stasera allo stampatore
.
Io: “Ammiro sempre la disinvoltura con la quale dici dobbiamo quando in realtà sono io che devo farmi tutto il culo".
Boss: “Quale segno di buona volontà voglio offrirti un regalo: questo stagista
.
E introduce nella stanza un giovane grafico di belle speranze che abbiamo preso per essere iniziato ai segreti di questo ingrato mestiere.
Giovane Apprendista: “Che cosa ha detto?”
Boss: “È un buon lavoratore e ti servirà bene”.
Giovane Apprendista: “Non è possibile! Questo è il messaggio sbagliato!”
Io: “Ah, bene. Nuove acquisizioni. Sei un co.co.pro, non è vero?
Giovane Apprendista: “Sono Matteo
.
Io: “Rispondi solo "sì" o "no”.
Giovane Apprendista: “Oh be', sì”.
Io: “Bravo! Adesso usa la Forza!”
Giovane Apprendista: “?? In che senso??”
Io: “Dammi una mano a preparare 'ste cavolo di grafiche. Mi pareva troppo bello che erano le sette e il telefono non squillava più".


Dopo un po', si affaccia la centralinista e ci fa: "Noi andiamo a fare l'aperitivo. Venite con noi?"
Io: “No. Abbiamo da fare. E comunque, non ci sarei venuto in quel bar di fighetti con voialtri”.
Segretaria: Brutto idiota, presuntuoso, strapezzente e cafone!”
Io: “Chi è strapezzente?!!”
Sentiamo la porta sbattere e restiamo soli nell'agenzia.
Giovane Apprendista: “Iniziamo subito? Se posso usare il MacPro, dovremmo sbrigarcela in un paio d'ore…”
Io: “Non essere troppo fiero della meraviglia tecnologica che hai sulla scrivania, mio giovane apprendista. La velocità di un MacPro è insignificante in confronto alla potenza della Forza. Come prima cosa, assicuriamoci di avere sulla nostra email un brief che noi stamperemo, possibilmente in doppia copia, con nomi e date ben in evidenza”.
Il discepolo inizia a stampare le email e a spillarle diligentemente, mentre il maestro richiama dal suo hard disk numerosi documenti di Photoshop e di Illustrator.
Giovane Apprendista: “Ehmmm… ma com'è che avere un brief scritto è così importante?”
Io: “Perché il brief scritto dà sicurezza. Esso riempie tutti gli anfratti disponibili ed assicura la continuità tra te e il tuo posto di lavoro, attorno ad ogni layout grafico, fin dentro i desideri del cliente!”
Giovane Apprendista: “Ed è importante?”
Io: “Certo che sì. Senza il brief scritto c’è la paura. La paura porta alla rabbia, la rabbia all’odio e l’odio porta ad usare Windows”.
Giovane Apprendista: “…Ehmmm… pensavo che fosse “porta alla sofferenza”...
Io: “Perché usare Windows non è soffrire?”
Giovane Apprendista: “Uhmmm… Ok...”

I nuovi layout vengono lentamente preparati… quando, all’improvviso l'icona di Entourage nel dock a forma di Morte Nera inizia a saltellare.
Giovane Apprendista: “Aaaaaagh! Adesso che succede?”
Io: “Eccola, è un'email del perfido Darth Account!”
Giovane Apprendista: “Eh?”
Io: “Un account scemo e leccaculo che asseconda ogni ingiustificato capriccio del cliente e lo fa esaudire da noi grafici”.
Giovane Apprendista: “Ed è grave?”
Io: “No, se non ti lasci traviare dal Lato Oscuro e resisti alla sua richiesta di ingrandire ancora il logo”.
Apro l'email e leggo il suo contenuto.
”Hanno cambiato ancora la data della convention. Bisogna correggerla su tutti i materiali declinati. Inviti, cartelline, slide powerpoint, scenografie. Tutto”.
Giovane Apprendista: “Oh, no! Ora non usciremo di qui prima di mezzanotte!”
Io: “Così sicuro sei tu. Sempre per te non può essere fatto. Tu non senti ciò che dico!”
Giovane Apprendista: “Maestro, creare una grafica è una cosa: questo è del tutto diverso!”
Io: “No! Non diverso! Solo diverso in tua mente. Devi disimparare ciò che hai imparato”.
Giovane Apprendista: “D'accordo, ci proverò”.
Io: “No! Provare no. Fare! O non fare. Non c'è provare!”

In un gran aprire e chiudere di documenti e finestre, le correzioni vengono completate su tutte le declinazioni.
Giovane Apprendista: “Sento una vibrazione negativa nella Forza...
Io: “Per forza! Ti sei scordato di ri-tracciare tutte le font sui documenti che abbiamo corretto!”
Giovane Apprendista: “E dobbiamo ritracciarle tutte uno per uno? Non ci riesco, sono troppi!”
Io: “Il numero non conta. Guarda me, giudichi forse me dal numero degli zeri del mio stipendio? Non dovresti farlo infatti, perché mio alleato è la Forza, ed un potente alleato essa è! Illuminati noi siamo, non questo vile denaro!”
Giovane Apprendista: “Tu vuoi l'impossibile! Non posso crederci!”
Io (annuendo grave): “Ecco perché hai fallito”.

Dopo un'altra ora e mezza di attività mouse-Illustrator i pdf sono a posto.
Giovane Apprendista: “Ecco! Abbiamo finito!”
Io: “Aspetta... sento qualcosa... come se tanti file stessero gridando tutti insieme...
Giovane Apprendista (fissando il monitor): “Cacchio! MAILER-DAEMON!! Sono tornati indietro!! La loro casella di posta è piena!!!”
Io: “Non fidarti del computer, segui il tuo istinto...”
Giovane Apprendista: “Ehmmm… (controlla l'indirizzo email e si accorge che era sbagliato. Li rimanda a quello giusto e tutto arriva a destinazione”.
Giovane Apprendista: “Ehi! Ha funzionato!”

A questo punto lo stagista afferra il giubbotto e il casco e si avvia verso l'uscita.
Io: “Giovane apprendista…”
Lui si blocca e si volta a guardarmi.
Io: “Il boss non ti ha mai detto chi sarà il tuo capo per il resto del tuo stage da noi”.
Giovane Apprendista: “Mi ha detto abbastanza: che sarà (nome di altro art)”.
Io (con aria solenne): “No. Io sarò il tuo capo!”
Giovane Apprendista (impallidendo): “No! Non è vero! NON È POSSIBILE!”
Io: “Cerca dentro di te! Tu sai che è vero!”
Giovane Apprendista: “NOOOOOOOO!”

giovedì 15 dicembre 2011

Ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti.

A causa dei miei impicci che non sto qui a raccontarvi, mi sono accorto solo oggi del lusinghiero post scritto da Davide sul suo Strategie Evolutive.
A parte le cose fantastiche che scrive su Incorpo•Rated, il blog di Davide è uno dei posti migliori della Rete in cui vi può capitare di incappare: c'è spirito d'osservazione, senso dell'umorismo, intelligenza, un certo numero di argomenti trattati senza traccia di banalità o superficialità, altra intelligenza, divertimento, e una tag chiamata Porkchop Express che, se decidete di seguirla, vi porterà in luoghi da dove poi non vorrete più tornare.
Io vi ho avvisati.

Oh HP vestita di nuovo.

Quello che vedete qui in alto è il nuovo logo HP, ristilizzato, semplificato, scarnificato e steso ad asciugare da Moving Brands.
Mi piace?
Non mi piace?
Vi piace?
Posso dirvi la prima cosa che mi ha ricordato: l'operazione di stilizzazione operata nel 1983 da Giugiaro con il logo Fiat, quando lo ridusse a cinque barrette cromate parallele inclinate... chi c'era negli anni ottanta dovrebbe ricordarlo (qui sotto ho ricostruito per voi, visto che in rete sembra essere stata cancellata ogni traccia di quell'ardita operazione di restyling, il processo creativo che portò alle barrette):


Analogie creative a parte, ecco qualche altro dettaglio che potrà illuminarvi su come si è arrivati alle quattro barrette HP... l'ultimo shoot non ho capito quanto è serio, nel senso se ironizza sul dove può portarci la semplificazione estrema del linguaggio visivo o se è una reale pianificazione del prossimo step di rebranding operato da Moving Brands.
E visto che questo è il mio lavoro, magari voi vi aspettereste che abbia un'opinione su tutto questo tagliare, sfrondare e minimalizzare, e avreste pure ragione... ma, per ora non ce l'ho.
Se voi ne avete una, ditemela, che sono curioso.

lunedì 12 dicembre 2011

Guarda e impara, 25

Evolution always compacts
Come a dire: l'evoluzione compatta sempre.
Conexão Brasile per Smart.
 
Large coffee 1.5€
Campagna per reclamizzare il bicchiere di caffé di McDonald's... un bicchiere bello grande.

DDB Finlandia per McDonald's.


Back seat belts: they're there for a reason.
Come a dire: cinture di sicurezza posteriori, ci stanno per una ragione.
Selmore Olanda per Topgear.

Save your body.
Come a dire: oltre che la tua anima.
Red Azul Publicidad Guatemala per Golds Gym.

Text messaging while driving is equal to a blood alcohol content of 0.15 percent.
Come a dire: scrivere SMS mentre si guida equivale ad avere un 15% di alcool nel sangue.
Cordovan Communication Svezia per NTF.

venerdì 9 dicembre 2011

La forza dei buoni argomenti.

Cronaca dell'altro ieri, che grazie a Dio ieri non si è lavorato, ma oggi sì.
Suona il telefono.
Account: “hello sono F.!”
Io: “Era una così bella giornata”.
Account: “il dvd che mi hai fatto non si legge!”
Io: “Quale dvd?”
Account: “Quello con la presentazione (nomegigantescocliente)... e che devo portargli oggi!”
Io: “Come non si legge?”
Account: “Ma sì... il computer non lo carica!”
Io: “Dimmi, ci hai scritto sopra con il pennarello?”
Account: “Sì, perché?”
Io: “Il dvd ha due lati, giusto?”
Account: “Beh… sì…”
Io: “Su quale lato hai scritto col tuo pennarello del cazzo?”
Account: “Uhm... su quello violetto...”
Io: “e l'altro lato di colore è?”
Account: “Bianco...”
Io: “E che vor dì secondo te?”
Account: “Ehmmm…”
Da qui in poi le cose procedono in peggio.
Un paio d’ore dopo iniziano ad arrivarmi un po' di file Illustrator che non riesco ad aprire con la mia vecchia ma affidabile CS4. Questo file potrebbe essere stato creato con una versione più recente, mi suggerisce la finestra d'avvertimento.
Dato che il file proviene dal grafico stagista che stiamo sfruttando nella stanza accanto, procedo a colpo sicuro. Mi fiondo da lui e procedo immediatamente a staccare tastiera e mouse dal suo iMac.
Grafico stagista: “Che fai????”
Io: “No, che fai tu!”
Grafico stagista: “Io non sto facendo niente!”
Io: “E allora come mai mi stanno arrivando file fatti con Illustrator CS5?”
Grafico stagista: ”…Beh… li ho fatti col CS5 ...”
Io: “Chi l’ha installato?”
Grafico stagista: “Io”.
Io: “Fammi vedere la licenza”.
Grafico stagista: Ehmmm... perché?”
Io: “Perché io sono responsabile di ogni schifezza che gira qua dentro”.
Grafico stagista: "Ehmmm… non ho la licenza, l’ho a casa...”
Io: "Usavo questa scusa alle elementari quando non avevo fatto i compiti. Alle medie, già mi vergognavo a riciclarla". Premo il tasto d'espulsione e l'iMac sputa fuori un bel dvd da ottanta centesimi con su scritto a pennarello “CS5”... “E questo cos'è?”
Grafico stagista: "Ehmmm…”
Io lascio cadere il dvd nel cestino. “Non possiamo utilizzare software pirata... ne abbiamo già troppo”.
Grafico stagista (tuffandosi nel cestino a recuperare il dvd): “Ma questo è meglio!”
Io: “Cosa? il software pirata?”
Grafico stagista: “No, è meglio Illustrator CS5 del CS4...”
Io: “A parte che tra la padella e la brace non vedo che differenza ci sia, comunque non sei tu che decidi quale versione di software utilizzare per gli elaborati grafici”.
Grafico stagista: "Ma io sono abituato a usare la CS5!”
Io: “Sei abituato anche a ricevere la busta paga a fine mese?“
Grafico stagista: "Ehmmm…”
A questo punto, interviene il direttore creativo: “Ok, adesso, non esageriamo...”
Io: “Abbiamo stabilito durante la riunione annuale che il budget attuale non consente l’upgrade di tutte le Creative Suite che abbiamo. Se lui si tiene la CS5 sulla macchina tutti dovranno fare l’upgrade. O convinci il boss a comperare licenze per tutti o andiamo con il software pirata”.
Direttore Creativo: “Uhmmm no, questo è escluso. Se ci becca la Finanza, ci fa passare la voglia”.
Torno a rivolgermi al grafico stagista. “E comunque i tuoi file fanno schifo. Ci sono decine di oggetti che non hai mascherato ma hai solo coperto con dei rettangoli. Ci sono tracciati aperti come le gambe di una pornostar. Font mai viste che non ti sei preso la briga di tracciare perché noialtri potessimo visualizzarle correttamente. Colori in quadricromia e in RGB che danzano assieme in modo promiscuo. Ombre che sono state renderizzate a 72 dpi”.
Grafico stagista: “Uh… io...“
Io: “Hai tempo 30 minuti per rimandarmi quei file fatti come si deve e soprattutto salvati in CS4, e altri trenta per installarti una trial legale della CS4, poi procederò io a cancellare quella CS5 pirata dal Mac che non è tuo e neanche mio, ma dell'agenzia che firma i nostri assegni”.
Grafico stagista: “Ma... la versione trial dura solo trenta giorni...“
Io: “Più o meno quanto passerà prima che ti diremo fai il tuo scatolone, è stato un piacere”.
Grafico stagista: “Consideralo fatto”.
Io: “Sapevo che bastava trovare gli argomenti giusti”...

Davide Bianchi è stata una preziosa fonte d'ispirazione. Consiglio a tutti di leggere le sue spassose Storie dalla Sala Macchine.

mercoledì 7 dicembre 2011

Non è esattamente il mio genere...

... ma ho trovato QUESTO illustratore mentre cercavo, come ogni mercoledì, foto di Paris Hilton in tacchi alti, e, dal basso della mia ignoranza in materia fantasy, mi sembra davvero davvero davvero bravo.
E la gente brava merita sempre visibilità extra.

Dopo, si può solo risalire...

Ho già parlato di Mr. Wiggles di Neil Swaab e di quanto lo trovi una striscia assolutamente fantastica.
Periodicamente, cerco di fare proseliti diffondendo la sua superba, sfaccettata, inarrivabile bassezza.
Trovate i suoi albi (diffusi in Italia dall'editrice Internazionale), che valgono molto di più degli otto euro e cinquanta che costano... leggeteli e poi mi ringrazierete.
Anche se non mi ringrazierete davvero o ve ne scorderete o semplicemente ve ne fregherete, io sarò contento lo stesso.
©2002-2009 by Neil Swaab. All rights reserved

martedì 6 dicembre 2011

Il quaderno di Susan.

C'era una volta un'era buia, in cui, chiunque volesse far fare qualcosa al proprio PC, doveva imparare a memoria tutta una serie di criptici comandi e digitarli manualmente sulla tastiera.
Come, ad esempio:
Oggi, invece, abbiamo questo:
Cos'è accaduto?
È accaduto che a qualcuno, uno di quei "folli" che pensano di poter cambiare il mondo e alla fine ci riescono davvero, un bel giorno venne l'idea di interagire col computer utilizzando una metafora.
Al posto della riga di comando, immaginò una scrivania virtuale con foglietti dall'angolo piegato a rappresentare i file, cartelle a simboleggiare le directory e una freccina al posto del cursore lampeggiante.
Il tutto gestito con un nuovo oggetto grosso come una scatola di sigarette con un pulsante sopra: il mouse.

Anche se in parecchi pensano che la rivoluzione la portò in dote il Macintosh nel 1984, i concetti fondamentali alla base dell'interfaccia utente grafica (o GUI) fecero il loro debutto nel 1968 in una presentazione dello Stanford Research Institute, celebrata come la "madre di tutte le demo":
Le idee rivoluzionarie contenute in quella storica demo vennero ulteriormente sviluppate presso lo Xerox PARC, dove erano rimaste a prendere polvere… finché uno Steve Jobs ventiquattrenne, in un tour leggendario nel 1979 non vide quell'interfaccia grafica e ne rimase completamente folgorato.
"Ho pensato che fosse la cosa migliore che avessi mai visto in vita mia", disse Jobs in seguito. "Tutto quello che c'era in giro era sbagliato. Era ovvio per me che tutti i computer avrebbero funzionato in questo modo, prima o poi".

Jobs acquistò dalla Xerox la licenza d'uso della tecnologia di interfaccia grafica per una modesta quantità di azioni Apple…ma questo non è importante.
Importante è che il mouse e le icone erano uscite dai laboratori Xerox per arrivare a tutti.
Nessuno all'epoca, a parte Jobs (alla faccia di tutti quelli che ancor oggi dubitano del suo talento visionario) aveva coscienza della portata della rivoluzione che quell'evento avrebbe comportato nelle nostre vite quotidiane.

C'era un enorme mercato vergine fatto di artisti, musicisti, scrittori e altri creativi che non avrebbero mai padroneggiato l'arcana complessità di un'interfaccia a linea di comando o che non avrebbero potuto affrontare la spesa di una workstation che aspettava solo di essere conquistato.
Era la sfida di progettare un personal computer che "il resto di noi" non solo avrebbe acquistato, ma di cui si sarebbe innamorato.E una parte fondamentale in questa rivoluzione, la ebbe una giovane artista chiamata a far parte del team di sviluppo del primo Macintosh: Susan Kare.
Pittrice, un dottorato di ricerca in belle arti conseguito alla New York University, fu reclutata in Apple dal suo compagno di liceo Andy Hertzfeld, uno degli ingegneri che stava scrivendo il sistema operativo del Macintosh.

Il primo incarico di Kare fu lo sviluppo di font per il Macintosh. A quel tempo, i caratteri tipografici digitali erano a spaziatura fissa… il che significa che una stretta "i" o una larga "m" occupano lo stesso spazio in un'immaginaria griglia bitmap – un lascito delle vecchie macchine da scrivere, il cui rullo avanzava di uno spazio sempre uguale ogni volta che un'altra lettera veniva aggiunta con la pressione di un tasto.
Jobs era determinato ad usare qualcosa di meglio per il suo nuovo ed elegante computer, avendo fatto tesoro delle lezioni di calligrafia prese al Reed College dal monaco trappista Roberto Palladino, un discepolo del maestro calligrafo Lloyd Reynolds.
Per il Mac, Kare progettò il Chicago, la prima famiglia di font digitali a spaziatura proporzionale, pensato per funzionare nero su bianco come su una pagina di un libro... piuttosto che verde su nero come su uno schermo dei computer dell'epoca.


...da così...

...a così. Notate la differenza, vero?
Tutto questo era certo molto figo. Ma non era abbastanza.
Susan Kare fu chiamata a disegnare gli elementi di navigazione della GUI del Mac: in altre parole, le icone.

Quello che fece fu di acquistare per due dollari e mezzo un taccuino a quadretti dove potesse giocare con le forme e buttare giù le sue idee. Dove ogni quadrato sulla carta rappresentava un pixel sullo schermo.
Su quel quaderno, Susan disegnò il futuro.


Uno dei primissimi schizzi, realizzato con un pennarello rosa fluorescente, era un dito con un indice puntato, ed era pensato per il comando "incolla".



Poi disegnò un pennello intinto nella vernice



…un paio di forbici per il comando "taglia"...


…e una mano btimap, il progenitore di tutte le "mani" utilizzate ancora oggi come strumento di scorrimento in programmi come Adobe Photoshop, Illustrator o Quark Xpress.


…Un'icona per "stop"


…un simbolo di "pericolo"...



…e un paio di immagini bitmap che definivano lo stesso logo Apple .


Naturalmente, ci furono anche degli scarti e cose che rimasero lettera morta: come questo schizzo per un'icona per "rientro automatico", che più la guardo meno la capisco.


O come queste bizzarre icone pensate per un'istruzione di programmazione chiamata "salto".


Due icone per una funzione "debug" che non venne mai implementata nel MacOs.


Guardate le vostre tastiere per Macintosh: Susan rielaborò il simbolo di un castello visto dall'alto, comunemente utilizzato nei campeggi svedesi per indicare una destinazione turistica interessante, per definire il tasto Mela, o Command. Oggi la mela è scomparsa, ma il simbolo disegnato da Susan no.
Susan ha fatto di più che stilizzare oggetti reali: ha realizzato un lessico visivo universalmente comprensibile ed estremamente intuitivo.
Un processo simile a quello che ha portato, ad esempio, alla creazione dei segnali stradali.

Sono passati quasi trent'anni da quegli schizzi sul quaderno a quadretti di Susan, e l'hardware è diventato più veloce, più economico e più potente. I progettisti di interfacce si sono affrancati dall'esemplificazione estrema dettata da una rigida mappa di pixel bainchi o neri e ora abbiamo icone tridimensionali, multicolori e iperrealistiche che riempiono gli schermi dei nostri telefoni cellulari, tablet, televisori e navigatori satellitari.
Ma l'anima del lavoro di Susan Kare, ineffabile e disarmante nel suo design di qualità, sopravvive in tutti questi prodotti.

L'immagine sorridente del Mac felice ha salutato una generazione alla soglia di un mondo nuovo.
Un mondo, quello dove oggi vivete voi e me, che è iniziato da un quaderno a quadretti da due dollari e cinquanta.
E adesso vado, che voglio spegnere il Mac e andare a comprarne uno anch'io.
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